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日志


9月30日

Sprazzi di erudizione infantile

E' ufficialmente finita l'estate, e questo lo capisco non solo dal fatto che sia passato il 23 settembre, quanto dall'aumentare delle coperte sul mio letto e dal naso gocciolante di mio figlio che ha inaugurato il primo raffreddore stagionale e dal suo frenetico misurarsi la febbre nella speranza di averla e di poter evitare di andare a scuola. Aah, il mio bambino...sta crescendo... Quest'anno è in prima media, lo guardo sommerso dai libri (tanti, costosissimi...), schiacciato da uno uno zaino smisurato per dimensioni e peso, e vorrei salvarlo dallo stillicidio quotidiano di compiti, interrogazioni, ricreazioni troppo brevi. Ma non posso e penso che se l'ho superato io, ce la farà pure lui. Fra un po' cambierà voce, lo so. Gli verrà quella vocetta stridula, piena di toni bassi alternati ad acuti degni della Ricciarelli, tipica degli adolescenti. E non mi chiamerà più "mamma" con la sua vocina infantile che mi ricorda lo "sberequeck" di Paperino, ma piuttosto "momma", o, se proprio andrà male "oh ma'". Cerco di godermi questi ultimi sprazzi di infanzia in cui, ancora imberbe, mi chede i grattini sulla schiena e mi fa le vocine. Ma già riesce a prendermi in braccio, e questi sono segni. Ripenso a quei primi lontani giorni di scuola alle elementari, schiacciato da uno zaino smisurato per dimensioni e peso (ehm...non è proprio un gigante mio figlio...tale madre...), col grembiulino blu, che partiva alla scoperta dello staordinario mondo della cultura scolastica. Ripenso a quando incontrai le sue maestre di storia e italiano e le vidi con un'espressione di stupore sul viso. Risento le loro parole: "Stavamo spiegando la A di ALA, e tuo figlio a un certo punto esclama  <<Mae'! Ma ALA è una parola palindroma, come SIDIS!>>". La maestra di storia gli chiese cosa volesse dire palindromo (non per metterlo alla prova, ma perché proprio non lo sapeva), e lui rispose "che si può leggere dall'inizio alla fine e dalla fine all'inizio ed è sempre uguale". L'insegnante di italiano raccolse la mandibola che le era cascata in terra e tacque. Si dice che qualche docente si sia messo a sfogliare il vocabolario italiano dall'inizio alla fine e dalla fine all'inizio, in cerca di conferme, ma pare sia una leggenda metropolitana...

Aah, il mio bambino!...Mi chiedo se se lo ricordi ancora, cosa vuol dire "palindromo". Credo che ora sappia molto meglio la formazione dell'Inter.

O.T. Per tutto il mese di ottobre le gallinelle sull'intestazione del mio blog saranno incorniciate da due fiocchetti rosa, simbolo della Campagna Nazionale Nastro Rosa 2007. Ottobre è il mese in cui la LILT mette a disposizione i suoi laboratori per la prevenzione del tumore al seno. Mettiamo tutti una pennellata di rosa nei nostri blog!

9月27日

Incubbo

A volte mi mancano le sedute di analisi. Preciso meglio: non è che rimpianga il fatto di dover pagare qualcuno che mi ascolta con interesse senza esprimere pareri per non influenzarmi ma pensa che da piccola qualche evento traumatico ha pericolosamente minato il mio equilibrio. E' piuttosto la mancanza di un esperto a cui raccontare i miei sogni e a cui poter chiedere: MA CHE CAVOLO VORREBBE DIRE? La notte scorsa, per esempio, è stata turbata da un sogno che avrebbe fatto la felicità degli amanti dell'horror e dello splatter (FulviaLeopardi in primis). Vi accenno a qualche scena random, perché il tutto era confuso e allucinato, anzichenò: gattini affogati in un tombino, ma che alla fine erano vivi e venivano salvati da mia madre, che tirava fuori anche un cadavere in perfetto stato di conservazione (da un tombino rotondo, diametro quindici centimentri, manco Silvan!) e che aveva le sembianze di Beppe Fiorello. Io avevo mangiato una bistecca che mi aveva lasciato tra i denti quei fastidiosissimi sfilacciamenti contro cui nulla possono il più tenace filo interdentale e il più tecnologico spazzolino da denti, per cui non mi rimaneva altro che sfrugugliarmi i denti con le dita: la cosa terribile è che i resti di cibo, sulle mie dita, si animavano e diventavano vermi e mosche! Poi venivo scossa da un vento infernale (che nel dormiveglia sembrava mi agitasse anche lenzuola e coperte), mi convincevo di essere indemoniata e cominciavo a recitare preghiere a voce alta. Mia madre (Freud, dove sei?) mi rinchiudeva in un corridoio e metteva un cane feroce a fare la guardia. Alla fine riuscivo a liberarmi e lei esasperata mi gridava che era stanca di farmi da serva e se ne andava: saliva sul primo treno che passava da lì (!!!) urlando"Ma mi devi licenziare! Se non mi licenzi non vale!" E giù parolacce! Per la gioia di grandi e piccini, il sogno aveva un finale inaspettato: ritrovavo Beppe Fiorello nella vasca da bagno, e non era davvero morto: faceva finta e me ne accorgevo perché muoveva le gambe per restare a galla. Mi sono svegliata terrorizzata: passino i vermi, passi il cane feroce...ma Beppe Fiorello...NOOOOooooo!!!!!

9月24日

Beati monoculi...

Che io abbia delle stranezze è oramai assodato: come dice la mia amica Mammagatta, sono un po' grullerella. Per rassicurarmi sulla media gravità delle mia salute mentale, mi dedico talvolta alla lettura delle pagine gossippare del Mediavideo e vado alla ricerca di notizie del genere: Furto di mutande a casa Marzullo. Insomma, un anonimo matto (o matti) si è intrufolato in casa del buon Gigi e ha rubato, tra l'altro, diverse paia di mutande, ma mica dal cassetto delle biancheria eh? No, no: dal cesto dei panni sporchi!

Ora, non avendo di meglio a cui pensare (che squallida vita, questa mia vita) io ho fatto uno volo di fantasia provando a immaginare cosa ci potrà mai fare chicchessia con un pugno di mutande sporche di Gigi Marzullo: le sniffa ogni sera per sprofondare più rapidamente nel dolce oblio del sonno? oppure cercherà di individuare da eventuali macchie cosa e quanto ha evacuato il tristo presentatore? o ancora le incornicerà tappezzandone le pareti di casa sua come fossero reliquie o cimeli di valore? chiederà un riscatto("paga un tot o non rivedrai più i tuoi boxer tigrati!")?; o forse li metterà all'asta su Ebay, per testare quanto possa sconvolgere i collezionisti una simile offerta. Soffoco il sospetto che il soporifero conduttore si sia fatto una domanda ("come posso finire al TgCom?") e si sia dato una risposta ("mi invento un furto di mutande sporche!") e si sia fatto sparire la biancheria canticchiando "sottovoce"....AAAAANCOOORAAAA!

P.S. Immagino che un nuovo audace colpo dell'insolito ignoto potrebbe riguardare, in futuro, i calzini fetenti di Luca Giurato. Ah, non vedo l'ora!

9月22日

Meme: le parole che non ti ho detto

Captain's Charisma, tra una prova e l'altra del Quorum, riesce a infilare due meme e a passarmeli entrambi. Il primo (otto cose che mi riguardano e non sapete di me) l'ho già fatto, riscuotendo pertanto un successo inaudito, talmente inaudito che non si ode ancora adesso. Il secondo lo accolgo con amorevole entusiasmo.

Le parole che non ti ho detto (che tra l'altro sono un libro e un film strappacuore, quindi siete avvertiti, questo sarà un post ad alto contenuto lacrimevole):

Potrei fare una furbata e ripubblicare una mia poesia che esprime appieno quello che avrei voluto dire ad una persona molto importante della mia vita, non trovando mai il momento, il coraggio, diciamo pure le palle per farlo. Ma siccome la poesia potete, se volete, andarvela a leggere (e per una volta pecco di immodestia e vi invito a farlo perché è caruccia), non mi ripeto, o almeno non del tutto.

Ci sono molte circostanze in cui avrei voluto dire cose che ho taciuto. Ma due in particolare sono importanti:

"Ciao Elisa. Non sono mai stata la nuora che avresti voluto, e come suocera avevi qualche difetto che non accettavo. Forse avresti preferito una tipa più casalinga per tuo figlio (a cui, lo sai, ho voluto e voglio tuttora un gran bene), e non una che voleva lavorare, e non sapeva fare le tagliatelle in casa, o impastare la pizza, ma ognuno è quel che è, ed è così difficile restare sé stessi senza mai causare dispiacere agli altri! Sei stata una brava suocera, a volte un po' "caporalesca", ma io sentivo il tuo affetto pur non riuscendo appieno a dimostrarti il mio. Mi dispiace per non essere mai riuscita a chiamarti "mamma", non è stato per mancanza di rispetto. E' che non riuscirei a chiamare così nessun'altra oltre mia madre. Ma ti ho voluto bene, a modo mio, anche se negli ultimi tempi per me era sempre più difficile nascondere le ombre che si erano create tra me e tuo figlio. Ti ho voluto bene e ho sofferto quando te ne sei andata. Sai qual'è stato il mio piccolo modo per dimostrartelo, se sei da qualche parte (non lo so, lo vorrei credere, lo spero) lo sai."

"Non è facile "trovarsi", alla nostra età, e se ci siamo incontrati non è per caso, o forse sì, ma che importa? quel che conta è che sia capitato. Smettila di ciurlare nel manico e, per una volta, manda tutto all'inferno e accetta di guardarmi negli occhi e di parlare con me. E poi, se proprio non ti piaccio, mandami a ca**re, ma almeno ci avremo provato, a conoscerci davvero".

Nel primo caso, quelle parole non faccio più in tempo a dirle. Nel secondo ho rinunciato a farlo.

P.S. Io ODIO avere rimpianti! E il meme non lo passo a nessuno. Chi lo vuole, può decidere se farlo.

9月18日

Le avventure della piccola Alianorah. Prima puntata.

Da bimba ero davvero particolare. Forse i bambini sono tutti particolari a ben pensarci, ma io ero proprio strana. A parte il fatto che parlavo da sola (quello lo faccio ancora adesso), mi facevo le domande, mi rispondevo, insomma, precorrevo il genio di Marzullo...A parte il fatto che rimanevo sveglia per ore la notte a sentire i rumori che venivano dalla soffitta convinta che sarei stata posseduta dal diavolo...A parte il fatto che pensavo che una telecamera segreta riprendesse tutta la mia vita e ogni tanto salutavo i muri perché qualcuno mi guardava (Truman show, mi fai un baffo)...A parte tutte queste cose, vi racconto un ameno episodio della mia infanzia, che potrà farvi capire perché e percome sono diventata Alianorah, l'altra gallina.

Avevo il senso del dramma, anzi, del drammone, quello vero. Amavo "Cime tempestose", soprattutto quando si sente la voce di lei, morta, che dal nulla grida "Heatcliff....Heatcliff...". Vedevo "Lo specchio della vita" aspettando il momento in cui la figlia ingrata tornava, con tardivo pentimento, a chiedere perdono alla mamma morente. Cantavo "Balocchi e profumi" e "La miniera", crogiolandomi nella commozione e piangendo calde lacrime, finte (sapevo e so piangere per finta). Cose così. Un giorno, avrò avuto una decina di anni, ero a letto con i postumi di un'influenza. Mi annoiavo a morte perché avevo già letto tutti i Topolini, i fotoromanzi (ebbene sì, leggevo i fotoromanzi) e i Nonna Abelarda a disposizione. Sul comodino avevo un bicchiere con un po' di birra (mi piaceva e ogni tanto mamma me ne dava un dito) e una boccetta di profumo semivuota. Dovevo aver visto da poco "Madame Bovary", lo sceneggiato RAI con Carla Gravina, ed ero rimasta estremamente impressionata dalla scena del suicidio per avvelenamento, così decisi di riproporla a modo mio. Svitai il flacone di profumo e feci finta di versarne poche, ma letali, gocce nella birra. E poi sorseggiai la mortal bevanda preparando a fingere contorcimenti e bava alla bocca, come per la sfortunata e fedifraga antieroina ottocentesca. Solo che...sorpresa! Ero piccola ma già pirla e quando andai a prendere un sorso di birra scoprii a mie spese che il profumo c'era finito dentro davvero. Corsi in bagno a sputacchiare quella schifezza e poi buttai il resto e lavai il bicchiere. Si sa, un assassino di cervelli deve sempre stare attento a non lasciare dietro di sé tracce. Di idiozia.

Alla prossima avventura.

9月17日

Tutto (o quasi) sulla madre di mio figlio

Prendo spunto da un post di Filo per elencare otto cose o vicende ridicole e strane che riguardano la mia persona. Vai con l'elenco...

1) Durante uno spettacolo teatrale della "Premiata Ditta" sono salita sul palco, mi sono fatta mettere una camicia di forza e sono stata tutto il tempo seduta su un materasso arrotolato fingendo di essere la concorrente di un loro quiz. Solo che io indovinavo le risposte e rovinavo tutti gli sketch. Credo mi volessero uccidere. Seriamente.

2) Raddrizzo tutte le chiavi nelle toppe. Secondo me orizzontali sono molto più belle che verticali.

3) Quando mi piace qualcuno, faccio di tutto (inconsciamente) per non farglielo capire. Tanto è vero che i miei (pochi, ma pochi eh?) uomini, prima di baciarmi mi hanno detto sempre la stessa cosa: "non riesco a capire se ti piaccio o no" e alla mia riposta affermativa HANNO CHIESTO SE POTEVANO BACIARMI, TUTTI, PURE I PIU' SCAFATI (ma dove sono i machi "ti bacio all'improvviso mentre si alza un vento di tempesta che fa turbinare i tuoi biondi capelli attorcigliandoli intorno alle mie possenti spalle alle quali sono attaccate le mie possenti braccia che ti stringono possentemente ecc ecc..."). E' chiaro che io sono sempre sicura di aver fatto capire in modo indecente e lampante il mio interesse per l'altra persona e mi stupisco di non essere la persona trasparente che credo di essere.

4) Quando piaccio a qualcuno che non mi interessa è mio primario istinto fargli capire il più presto possibile che non c'è trippa per gatti. Non provo nessun diletto nell'essere vezzeggiata o corteggiata lungamente seppure da persone gentili, perché dar loro corda per me equivale a illuderli vanamente. Insomma, il contrario di quanto fanno quasi tutte le donne con un minimo di vezzo femminile. Va da sé che in questo modo mi perdo anche quelli che potrebbero potenzialmente, in futuro, in là nel tempo, piacermi. Ma tanto so che non potrebbero piacermi mai, quindi perché ciurlare nel manico? Questo collude con il precedente aspetto del mio carattere. In definitiva, mi comporto allo stesso modo sia con chi mi piace che con chi non mi piace, con risultati chiaramente disastrosi.

5) Non finisco quasi mai niente: danza, pianoforte, università, matrimonio, coperte all'uncinetto, persino la mia gravidanza è stata pretermine. Il mio ex analista me lo rimprovera ancora adesso, e l'analisi è finita da due anni. Ah ecco...l'analisi l'ho finita!

6) Due sere fa ho declamato alcune mie poesie a un gruppo di clienti del bar dove lavoro, in piedi sulla base di un ombrellone. E non mi sono nemmeno vergognata.

7) Sono ipocondriaca border line. Una volta ho fatto una tragedia per una macchiolina su una mano. Pensavo fosse un capillare rotto per mancanza di piastrine, segno lampante di una grave patologia. Le analisi hanno rilevato che ho le piastrine al limite della norma, è vero, ma dalla parte opposta (insomma, ne ho quasi troppe).

8) Odio i piedi. Quasi tutti.

Jolly: sono pigra, pigrissima. Ma ne ho tutte le giustificazioni: sono nata di domenica, a Natale, in piena notte, con parto cesareo. E dormivo perché l'anestesia aveva "preso" anche me. Ecco!

Chiunque voglia può raccogliere questa catena e farla propria. Io nomino solo Mammagatta e Pibua, perché so che apprezzeranno.

Se qualcuno fosse interessato ad un approfondimento di uno qualsiasi dei punti, può farne esplicita richiesta e ne farò un nuovo, interessantissimo (yahwn...onomatopea per sbadiglio) post!

9月14日

L'immagine della blogstar

Qualche giorno fa leggevo un post su un blog gettonato, uno di quelli che, come si suol dire, va per la maggiore. La blogstar in questione (usando questo termine ometto di specificare se si tratta di uomo o donna), differentemente da quanto fa di solito, era piuttosto malinconica, rivelava un momento di sconforto e di smarrimento e chiedeva, forse (forse) un appoggio virtuale dai suoi numerosi commentatori. I quali, ben lungi da credere alla sincerità del post, l'hanno contestata per non essere stata divertente come al solito. Morale della favola, la blogstar il giorno dopo ha fatto sparire quel post, e a chi gliene ha chiesto il motivo, ha detto che la sparizione era avvenuta un po' per caso e un po' per sua volontà.

Mi chiedo allora se valga la pena non essere sé stessi per mantenere un'immagine che sicuramente è vera, ma non a trecentosessanta gradi, in quanto tutti, e ripeto TUTTI, noi abbiamo momenti bui, in cui non riusciamo a fare gli splendidi "a prescindere", a far ridere "tanto per" e a mostrare l'aspetto più ludico e divertente, quello che fa dire agli altri "ma che carattere esplosivo, che mostro di simpatia, che spasso questa persona!". Il blog può essere gioco, divertimento, ma non può, di tanto in tanto, essere anche la nostra vera faccia, quella che abbiamo nel preciso momento in cui stiamo scrivendo? Insomma, io nella vita rido, piango, mi inca**o, mi deprimo, mi istupidisco, tutte cose che da queste righe credo si capiscano abbastanza chiaramente. Il vantaggio di essere blogstar non dovrebbe essere proprio quello di poter dire quel che si vuole e come si sta, strafregandosene del contorno e dei commenti una volta tanto non osannanti? Se entrare nell'olimpo dei bloggers significa non poter essere più veri sempre, ok, viva i miei 30 ottimi lettori, i miei 20 splendidi commentatori e il mio blogghetto striminzito.

9月11日

Vivono tra noi

Dialogo a cui ho assistito e partecipato al banco di un supermercato. Protagonisti: un capitano dei carabinieri, una tranquilla mamma di famiglia che aveva appena accompagnato i suoi figli a scuola, un nonnetto, io.

Capitano: il mondo è proprio alla rovina. I giovani sono a rischio obesità...e lo credo! Passano tutto il tempo a mangiare cose schifose e a giocare ai videogiochi e al pc. Ma del resto, io l'ho sempre detto: internet è la rovina della terza generazione (???), uno strumento infernale.

La mamma annuisce con aria pensierosa, il nonnetto tace. Io dico la mia:

Alianorah: dipende dall'uso che se ne fa! Certo non si deve sostituire la vita reale con quella virtuale, ma internet è uno strumento utile di lavoro, di studio, e anche di svago, se preso nella giusta misura...

Come se non avessi parlato.

C.: e poi...avete sentito di quel tizio che ha cercato di tagliarsi (mima il gesto dell'evirazione)... perché si era fatto plagiare da una setta trovata su internet? (chissà se pure Tom Cruise ha trovato Scientology in rete... n.d.A.). Che mondo...

Mamma: davvero eh?

C.: per non parlare poi di questi gay (smorfia di disgusto): pensate che se io vedo due uomini baciarsi tra di loro NON POSSO FARE NIENTE!?! (magari ti piacerebbe partecipare? n.d.A.)

M.: che schifo, brrr!

A.: io trovo molto più scandaloso che i minorenni fumino o bevano superalcolici, che non che una persona ne baci una dello stesso sesso!

C. : ma è contro natura! Sono malati!

A.: ma non è così! Sono inclinazioni naturali, è stato detto e dimostrato che non c'è patologia!

Nonnetto: no no, sono malati! Io l'ho sentito in tivvù! E poi ci sono sempre stati, ma almeno non andavano a fare i pagliacci ai cortei...

C.: sì, c'erano anche prima, ma almeno si nascondevano, non lo dicevano. Provavano VERGOGNA!

M.: io li ammazzerei tutti! Metterei la pena di morte per questi qui! Io, se avessi un figlio così, gli direi: sali all'ultimo piano di un grattacielo e buttati giù!

C.: (tace, ma con aria di approvazione). Ma pensate: un bambino di quattro anni che sta con i genitori e vede due uomini o due donne baciarsi...rimane traumatizzato per sempre!

A. : io ho un figlio di undici anni. Fin da piccolo ho cercato di insegnargli a non avere tabù assurdi sul sesso o pregiudizi contro gli omosessuali...

M.: (ironicamente) e magari gli hai pure detto "ma perché non fai così anche tu?".

A.: ma che c'entra! Ognuno è quel che è. Come per ogni avvenimento fuori dal previsto ne sarei colpita, turbata, ma alla fine accetterei il suo modo di essere.

Tutti: occhiate ironiche e stupite.

C.: e poi quei matrimoni, con la madre che vede un figlio sposarsi con un altro uomo, e piange! E certo che piange, anche io, se mi arrivasse mio figlio a dirmi che si è messo con un uomo, non riderei di sicuro (smorfia schifata). Ma immaginate, vostro figlio che dorme con...UN UOMO!

M.: o una donna con una donna!

N.: e poi, ora vogliono pure i diritti...vogliono addirittura la PARITA'!!!

C.: sì, si credono meglio di noi, vogliono essere superiori!

M.: ma quale parità! Quelli sono malati (si batte un dito contro la tempia), malati QUI!

Mi sono di colpo estraniata dal contesto e mi sono chiesta se io faccio parte di questa società. L'omosessualità è una realtà a me semisconosciuta, e come tale mi spaventa un po'. Manifestazioni esagerate di identità sessuale mi infastidiscono sia da parte di etero sia da parte di gay. L'esibizionismo mascherato mi urta, sia che provenga da un travestito, sia che provenga da Moira Orfei. Ma le parole, gli sguardi di quelle tre "brave" persone, mi spaventavano molto di più, perché erano le parole e i volti degli inquilini della porta accanto, dei tutori dell'ordine, dei vecchietti che accudiscono i nipotini quando non ci sono mamma e papà. E nella mia mente sono passati eventi e scene di anni, secoli di lotta alla discriminazione. Ho rivisto l'Inquisizione e la caccia alle streghe, il "dàlli all'untore", le persecuzioni delle minoranze, i campi di concentramento e i forni crematori, l'apartheid, il Ku Klux Klan... "Il medioevo è qui", formulava la mia mente, "e io ci vivo dentro. Ma io NON VOGLIO ESSERE COME LORO. IO NON SONO COME LORO!".

9月8日

Incontri

Non ne ho mai parlato qui, non so perché, ma sono passati dieci anni e penso sia un evento da ricordare. Perché bisogna ricordare le cose belle, ed essere grati al destino, al caso, a Dio o a chi volete credere, per quelle che accadono in momenti così, che non ci si aspettava niente, e invece qualcosa succede, e succede per sempre. Ci sono incontri che non si possono ignorare. Forse non ci si accorge subito di quanto diventeranno importanti, determinanti. Forse a volte si lascia passare un volto, un sorriso, senza soffermarsi troppo a pensare che quel volto, quel sorriso, non sono "fra tanti", ma sono "quelli" che mancavano al tuo cuore, alla tua mente, alla tua anima, per farti sentire un po' più completa. Succede così raramente nella vita, e la consapevolezza che a volte succede e non ci facciamo caso, rende più preziosi questi incroci fortuiti, questi scambi di affinità, questi regali inaspettati. Io ne ho avuti (pochi), nella vita, ed è una fortuna che non capita a tutti. A volte sono stati reciproci, a volte disattesi, a volte ignorati. Sono "colpi di fulmine", immediati se va bene, a scoppio ritardato se si è più lenti nel rendersene conto. Arricchiscono la vita, la cambiano lentamente ma radicalmente. Sono meno sconvolgenti della passione, ma più profondi. Sono meno emozionanti dell'amore, ma più duraturi. E sono essi stessi passione e amore, anche se non passione erotica o amore sentimentale. Ciclicamente diminuiscono, si reintensificano, si cementano o si allentano, ma se hanno radici profonde non finiscono mai. Sono gli incontri con quello, o quella, che sarà da quel momento la spalla su cui piangere, gli occhi che piangeranno sulla tua spalla, la persona che ti tirerà un sacco di sòle e che perdonerai solo perché è lei, che ti dirà verità brutali e che ti consolerà dopo avertele dette, che ricorrerà a te quando avrà bisogno di aiuto e te ne offrirà quando brancolerai nel buio. La persona simile e diversa da te che di più non potrebbe essere, che ti esaspererà e poi ti gratificherà, che deluderai ma che non potrà fare a meno di chiamarti per dirti "ce l'ho fatta" o "non ce la faccio più". Quella che arriva persino a presentarti l'uomo della tua vita (cioè che per tutta la tua vita non ti cagherà mai) e che ti incoraggerà fino allo sfiato dicendo che "non tutto è perduto, almeno finché non incontrerai il prossimo". Quella che c'è anche quando non si vede. E per cui ci sei anche quando non hai le forze per esserci nemmeno per te stessa.

Si dice che chi trova una persona così, trova un tesoro. Io l'ho trovata, dieci anni fa. E' lei, testarda, svagata, generosa, contraddittoria, affettuosa, confusa, introvabile, disponibile, pessima bugiarda, pasticciona, iperbolica, luminosa, insopportabile, indispensabile, insostituibile: Alessandra, la mia migliore amica*

*che, se non si decide a superare la sua temporanea repulsione per il pc e a leggere qualche volta il mio blog, credo rinnegherò entro breve tempo. Perché, vabbè che siamo amiche, ma niente è eterno e diciamocelo...dopo questo po' po' di post, eccheccavolo, almeno una sbirciatina la può dare no?


(Alessandra "simpsonizzata")

9月6日

(ennesimo) Dialogo surreale

Figlio del Capo: piano piano mi sto rendendo conto che quando non ci sei sento la tua mancanza...

Alianorah: ma non mi dire! E il processo di consapevolezza terminerà almeno entro il 2047?

F. d. C.: effettivamente è piuttosto lento...

A.: e comunque, durante le ferie ti ho telefonato per sapere come stavi (il giorno in cui il bar ha chiuso per ferie, si è sentito male n. d. A.) ma non hai risposto al telefono!

F. d. C.: ma che ore erano?

A: le sei del pomeriggio.

F. d. C.: e lo credo che non ti ho risposto! E' un orario impossibile! Dovevi chiamarmi almeno alle due di notte! (non è una battuta, lui dorme di giorno e sta sveglio di notte n. d. A.)

A.: non cercare scuse...tua sorella ha detto che tanto non rispondi mai al telefono!  (si intende "telefono fisso", perché il soggetto in questione non possiede cellulare n. d. A.)

F. d. C.: ma io non sapevo che eri tu! Sai cosa dovevi fare prima di chiamarmi?

A.: ???

F. d. C.: dovevi telefonarmi e dirmi "Guarda che fra cinque minuti ti telefono, rispondimi, ché sono io!"

 

P.S. io, con questo tipo, ci lavoro (anche se lui nega che io lavori)...deppiù...lui è quello che MI PAGA! E poi ditemi che non mi merito una leggera depressione! Perplesso

9月4日

Amarcord

Stasera, mentre facevo caffè al bar, buttavo ogni tanto un occhio al faccione sorridente e un po' tontoleggiante di Fabrizio Frizzi in TV, e come spesso succede, da una percezione sensoriale sono passata a un ricordo, uno di tanti anni fa...

Frequentavo il primo anno di università e su Rai 2 andava (poco, in verità) di moda una trasmissione presentata da un Fabrizio Frizzi reduce dai successi di Tandem, affiancato da Rita Dalla Chiesa, da poco sua compagna. Si intitolava "Pane e marmellata" ed era un programma a bassissimo budget, o almeno quella era l'impressione che dava. I due conduttori erano affiancati da un certo René Luden, un ventriloquo che dava la ventrivoce a un pupazzo cagnolino antipaticissimo, Toby. In realtà muoveva molto più la bocca il ventriloquo del pupazzo, ma tanto era una trasmissione per bimbi molto piccoli e per universitarie molto sceme, quindi nessuno ci faceva troppo caso. C'era poi un papero a disegni animati che ogni tanto interagiva con gli umani (e in questo caso umani è una parola grossa, perché sembravano tutti cartoni animati) che rispondeva al nome di Papayo. Concludeva l'allegro cast una scalcinata mini band di tre elementi, simpaticissimi e di cui ricordo il nome di un solo componente, tal maestro Pietropaoli. E questo vi dà la misura del successo che hanno avuto 'sti tre dopo la fine della trasmissione.
Io la seguivo fedelmente, tutti i pomeriggi. Sapevo la sigla a memoria ed ero un po' innamorata di Papayo, e pure di uno dei tre musicisti, uno di quelli il cui nome è sprofondato nell'oblio ed è stato cancellato persino dalla mia memoria. Tra i sollazzevoli giochi che venivano proposti quotidie, ce n'era uno "a concorso", intitolato "Testomatto". Il regolamento era elementare: il Frizzolone proponeva una canzone famosa e invitava i telespettatori a riscriverne il testo, creandone un divertente e nonsense.
Potevo io resistere a tale tentazione? No di certo, perciò partecipai tre volte (con tre canzoni diverse, naturalmente), e vinsi due. Una delle canzoni vincenti la scrissi durante una noiosissima lezione di Economia Politica. Sarà per questo che poi non diedi mai quell'esame? Ricordo ancora con che emozione quel pomeriggio di primavera di ventun'anni fa sentii, rispondendo al telefono, la vociona di Frizzi ( "ti chiamo io perché la segretaria oggi è assente"...ma quale segretaria...quelli non avevano manco gli occhi per piangere...bei tempi!) che mi diceva che il mio testo era stato scelto fra centinaia, ma che dico centinaia, decine di altri, e che mi chiedeva se volevo cantarlo in diretta per telefono durante la trasmissione. Tre settimane dopo, l'emozione si ripeté, meno violenta: avevo vinto di nuovo, e di nuovo mi si chiedeva di gorgheggiare in TV. Due esibizioni memorabili, credetemi. Soprattutto la seconda, quando feci la mia bella figura (di merda) sbagliando completamente la tonalità dell'attacco e costringendo il Trio Scalcinato a ricominciare da capo. Però i testi erano carini e, siccome so che tutti voi morite dalla voglia di conoscerli, vi accontenterò, riportandone qui in calce uno. Si intitola "Storia di Pera" (pera frutto, non pera "dose di droga sparata in vena") e fu il testomatto che vinse sulla musica di "Roma nun fa la stupida stasera".

STORIA DI PERA
Mangia una mela invece di una pera
perché di pere non ce ne son più.
Abbiamo arance nostrane
kiwi, papaye, banane,
persino quelle col bollino blu.
Ma tu ti intestardisci...e vuoi una pera!
Io non so proprio più che cosa far!
Comprale giù al mercato
dall'ortolano Torquato
forse le troverai prima di sera.
Refrain:
Torni dopo tre ore
ma l'hai trovata, su, parla!
"Sì, ma non ho più voglia di  mangiarla!"

Un applauso, grazie!

Ah...volete sapere cosa vinsi? Guardate qui.


(Il papero Papayo all'apice della sua carriera)

9月3日

La vicenda di Carlo Parlanti


Raccolgo l'accorato appello di Chit che segnala a tutti noi l'assurdo caso di Carlo Parlanti, condannato a 9 anni di reclusione da scontare in un penitenziario degli Stati Uniti per colpe completamente inesistenti. Vi rimando al post di Chit sull'argomento "Carlo Parlanti e la (in)giustizia americana" nonché al sito di Carlo Parlanti su cui è possibile conoscere nei dettagli la sua storia di ordinaria follia e firmare una petizione per la sua liberazione. Forse molti di voi conoscono già la vicenda, ma vi prego di riconsiderarla in tutta la sua allucinante assurdità e di non pensare mai "tanto a me non capita". Se è capitato a lui, può capitare a chiunque e, per quanto egoistica, questa motivazione già dovrebbe bastare a mobilitarci quel tanto che basta a buttare un sasso nello stagno. Il sasso resta lì, ma le onde che si formano, possono arrivare lontano.

9月1日

Ci sono volte...


Ci sono volte in cui un amico serve per prestare una spalla su cui piangere e non per fare ramanzine e sottolineare la tua evidente stupidità.
Ci sono volte in cui la frase "Ehilà, chi si vede! Come stai?", risulta più difficile da pronunciare della Divina Commedia tradotta in cinese e letta al contrario.
Ci sono volte in cui il morale è talmente sottoterra che nemmeno scavando all'insù si riuscirebbe a trovare il modo di sollevarlo.
Ci sono volte in cui credere al destino va pure bene, ma qualche volta 'sto destino, potrebbe pure fare un lavoro completo, invece di iniziare e lasciare a te metà del compito (la metà più difficile, naturalmente).
Ci sono volte in cui rendersi conto di non essere capace di prendere in mano la propria vita per paura del risultato è davvero sconsolante.
Ci sono volte in cui non si ha voglia di scrivere cavolate (o meglio, SOLO
cavolate), e un blog è un modo come un altro per sfogarsi.
Siete giustificati per ogni sbadiglio, uffa, che palle, ma che le è preso a questa, io questo non lo commento...ecc. ecc. che farete o penserete leggendo questo post. Sono con voi!