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6月29日 Mal comune...Io non mi piaccio, e questa è una realtà. Più gli altri mi dicono che sono scema a non piacermi e più non mi piaccio (oltre a sentirmi anche scema, visto che me lo hanno detto). Se mi fanno un complimento, penso che mi prendano in giro. Se mi fanno una critica penso che abbiano ragione (a meno che non mi dicano che i miei occhi marroni sono orrendi; in quel caso penso che siano daltonici, perché ho gli occhi azzurri, orrendi 6月24日 Obtorto collo
Il Figlio del Capo (ossequi e riverenze) ha tanato il mio blog e tutte le belle cose che scrivo su di Lui (riverenze e ossequi). Onde evitare licenziamento o tortura perpetua dall'alto del suo metro e novanta e rotti (e rompe, eh se rompe!), mi vedo costretta, dietro suo amichevole suggerimento e dall'alto del mio metro e cinquantotto, a riportare questo aforisma di sua invenzione: L'INTELLIGENZA FA PARTE DELL'ALTEZZA e ad aggiungere proditoriamente un vecchio adagio che già gli ho personalmente riferito: lui è L'ECCEZIONE CHE CONFERMA LA REGOLA E con questo spero di mettere termine all'annoso tormentone che "allieta" le mie faticose serate di lavoro. 6月22日 Fenomenologia del cliente da barCliente adolescente maschio: entra senza salutare, afferra una birra e un pacchetto di patatine, si fa stappare la birra, paga, esce senza salutare. Cliente adolescente femmina: entra da sola ("Zaooo!"), compra UN pacchetto di gomme senza zucchero, paga, esce ("Zaooo!"). Entra con amiche, comprano UN pacchetto di gomme senza zucchero e un pacchetto di Morositas pagano ed escono (se sono in gruppo il saluto è optional). Talvolta, sempre in gruppo, vanno in bagno e ci restano per delle mezzore. Clienti giovani misti: arrivano in gruppo, al banco o al tavolo, e fanno sentire trasparenti. La cameriera è accessorio non indispensabile, almeno fino a quando non fa una qualsiasi battuta che accende qualche sguardo di stupore ("Toh, ma parla persino!!"). A volte prendono confidenza e dietro l'indifferenza iniziale si scoprono simpatici e si affezionano ("Ah, finalmente sei tornata, mi stavo preoccupando"). Cliente abituale di mezza età (single o con famiglia traballante): entra ed esce in continuazione, ordina una mezza birra via l'altra. Alla prima birra è ciarliero e dice battute esilaranti che esilarano solo lui. Alla quinta, parla della sua vita privata in termini ironico/sarcastici. Alla decima bestemmia come un turco. Alle due di notte si guarda intorno con sguardo vacuo e balbetta smarrito "Ma come...state già chiudendo?" Alcuni, più morigerati, evitano l'alcool, ma cercano di far capire alla cameriera (separata) che sono degli ottimi partiti e che farebbe bene ad accontentarsi di loro, piuttosto che aspettare il principe azzurro. Cliente abituale di mezza età sposato: di giorno viene da solo e ci prova con la cameriera ("Fuma, così moriamo tutti e due e quando ci seppelliscono ti fai mettere tu sopra e io sotto e ci divertiamo un po'"). Da sera viene con la moglie ed è IRREPRENSIBILE, a meno che la moglie non si distragga. Cliente snob: quando entra saluta esclusivamente il titolare o il barman, e si fa servire sempre e solo da loro. In assenza dei suddetti, entra ed esce in un sol gesto, senza soluzione di continuità. Famiglia di primo tipo: simpatici e alla mano. Salutano gioiosamente ma dopo tre anni non conoscono ancora il mio nome. Non lasciano MAI la mancia e se mi incontrano per strada non mi riconoscono (o fanno finta di...) Famiglia di secondo tipo: simpatici e alla mano. Intuiscono l'essere umano dietro la cameriera, la chiamano per nome, chiedono notizie sulla sua vita, talvolta, nei momenti di pausa, la invitano a fare quattro chiacchiere. A volte lasciano la mancia. Gruppo signore mezza età: vedove, nubili, con marito invalido. Si riuniscono la sera e considerano la cameriera una barman esperta. Le chiedono ogni sera "Qualcosa di particolare" facendola scervellire a ricordare ogni nuovo arrivo rigorosamente analcolico che possa dissetarle. Ogni sera la salutano con calore ed entusiasmo, la chiamano "stellina" e le fanno complimenti a iosa ("ma come sei magra" "sembri sempre più giovane"). Forse hanno problemi di diottrie, ma aumentano il grado di autostima. Lasciano SEMPRE la mancia. Cliente anomalo: sente che la cameriera sa parlare un corretto italiano e conosce anche qualche parola di uso non comune e con stupore esclama "Ma tu non dovresti fare la cameriera!". Non propone valide alternative ed in genere è quello che si becca i miei migliori "vaffan****" mentali. Qualcuno di loro non ritorna, il che mi fa pensare che i miei anatemi abbiano colto nel segno :-) Come dice il "Figlio del mio Capo" (essere perfettissimo e pertanto infallibile)... Il Bar: un angolo di mondo da cui osservare un angolo di mondo un po' più ampio. Ma certe volte, quanta pazienza!!! 6月20日 Quell'esame di tanti anni fa...Sono cominciati oggi gli esami di maturità e inevitabilmente la mia memoria corre al giugno di 22 anni fa quando la mia gloriosa terza liceo si preparò ad affrontare l'impervio scoglio che ci avrebbe introdotti nel mondo degli adulti (ma dove? quando? come? ancora lo devo scoprire adesso). A differenza di molti, ricordo quell'esperienza con grande piacere: mi presentai agli esami con una preparazione mediocre, incosciente come non mai. La mattina dello scritto di italiano io e i miei degni colleghi stazionavamo davanti al portone dell'edificio ancora chiuso cantando a squarciagola "Ogni giorno la vita è una grande corrida, ma la notte NO!" (era l'anno di "Quelli della notte", storica trasmissione arboriana) e tra una strofa e l'altra ci chiedevamo quali argomenti sarebbero usciti per il tema di italiano. Svolsi il più banale, quello sulla violenza nel quotidiano (era anche l'anno della strage dell'Heysel, e gli animi erano ancora turbati da quell'assurda barbarie). E mi beccai il mio solito 7. Poi la traduzione di latino, facilissima, che mi procurò un bell'otto. Ma dove feci un figurone fu agli orali. Greco come prima materia: sapevo zero di grammatica, ma il professore (membro esterno, erano TUTTI membri esterni tranne uno, e ora si lamentano delle commissioni miste!) rimase incantato dalla mia scansione metrica: non ho mai imparato la differenza tra un dattilo e uno spondeo, ma avevo messo dei puntini strategici sui versi che mi ricordavano dove far cadere l'accento. Feci faville con la domanda di letteratura perché il tipo chiedeva sempre la stessa cosa e tutti noi, dopo aver assistito alle interrogazioni dei giorni precedenti, ci eravamo organizzati per bene. Cannai clamorosamente l'unica domanda di grammatica, ma oramai era fatta, e il mio 9 1/2 fu il voto più alto di tutto l'Istituto. Meno bene andò l'interrogazione di italiano..."Fantasticheria" di Verga era rimasta proprio lì, nel mondo del fantastico. Nemmeno ricordavo l'avessimo studiata! Però alla fine, trascinata dall'entusiasmo generale, la commissione mi diede un 8 pieno. Ebbi una fortuna sfacciata, una volta tanto, e dove non arrivò la dea bendata, rimediò la mia proverbiale parlantina e la mia memoria storica. Votazione finale, 54/60. Mi fregò la presentazione agli scrutini: la cara, carissima prof di matematica (un giorno ve ne parlerò), impose due 6 ad aritmetica e fisica e questo mi costò il 60 (e quell'anno ce ne furono ben 10, e 6 solo nella mia classe). Al termine degli orali, gita in montagna con il professore di italiano. Non ho mai avuto incubi sugli esami di maturità. Ma le interrogazioni di matematica me le sogno ancora adesso. 6月19日 Brevissimo postHo finalmente ripreso, un po' faticosamente a lavorare ed è andata meglio di quanto sperassi. Mi aspetta un'estate frenetica e mi auguro che il fisico continui a reggere per affrontarla se non al meglio, almeno non al peggio. Ho un po' meno tempo da dedicare al blog, ma questo non è detto che sia un male Al bar tutto come sempre, ma di questo parlerò più ampiamente (per la vostra gioia, non vedete l'ora, immagino!) in orario meno proibitivo. Intanto grazie agli amici che mi hanno mandato il loro in bocca al lupo. Finora ha funzionato. 6月16日 Fisioterapia: ultimo attoSto per giungere al termine di questo primo, fantastico ciclo di fisioterapia posturale, e non posso esimermi da un ultimo (credo) post dedicato a questa esperienza che mi ha cambiato profondamente sia nell'animo, sia nel corpo. Quando ho iniziato, tre mesi fa, ero bassa, insignificante, dolorante, profondamente sfiduciata della vita, e avevo una ricrescita spaventosa sulle mèches bionde. Grazie alla posturale ho trovato la forza di tornare dal parrucchiere e rifare le mèches, ed ora NON HO PIU' LA RICRESCITA!!! Non è fantastico? Personaggi: IO, Alianorah; G. il fisioterapista incallito; S. la fisioterapista apprendista. G. è allegro e un po' gigione: non gli par vero di mostrare tutta la sua arte massaggiatoria e posturalistica alla giovane e carina S. e soprattutto di far vedere come tratta i suoi pazienti (adoramus phisioterapistam noooostruuuum...), in particolare ME. G. : (rivolto alla collega) E non ti piacerebbe F.? S. : Ah no, è carino ma ride troppo. A me piacciono i tipi più seri. G. : E com'è il tuo uomo ideale? (non essendo più io il bersaglio principale, gongolo, ignara di ciò che sta per accadere) S. : Mi piacciono gli uomini spiritosi, ma non esageratamente burloni e superficiali. Intelligenti, fedeli, non particolarmente belli né ricchi, purché abbiano una loro indipendenza o per lo meno studino. E poi non devono essere convenzionali: non perchè lo voglio stravagante, ma deve essere capace di fregarsene delle regole e dei giudizi della gente, e deve sapere stare bene anche per conto suo, senza l'approvazione degli altri. G. : Chiedi a lei (indica me, a pancia in giù sul lettino, oggetto di massaggi e soliti scamazzamenti) com'è l'uomo che le piace... IO : (cadendo in trappola) Beh, devo ammettere che è proprio dello stesso tipo del tuo uomo ideale! G. : (con aria trionfante) Ecco. Visto ad avere gli uomini ideali? A lei piace un tipo come quelli che hai descritto tu e GUARDA COM'E' RIDOTTA!!! Dopo: la difesa immediata di S. : (indicandomi) Ma se ha 40 anni e ne dimostra la metà! ; il timido controbattere di G. : (incompreso) Io non intendevo fisicamente ma...; e il mio "DEFICIENTE!" urlato a brutto muso sul suo brutto muso (tanto lo sa che è carino); il povero G., in minoranza, ha imbastito in siffatta maniera giustificazioni e scuse: G. : Ammetto che fuori del contesto la frase che ho detto era infelice...ma NEL CONTESTO (cioè mentre io giacevo carponi sul lettino con la grazia di una balena spiaggiata) ci stava bene: io intendevo dire che a volere aspettare l'ideale si rischia di restare sole. Beh sì... ho esagerato...meglio fermarsi qui...e poi io scherzavo... Peggio la toppa del danno. Morale: G. ha cercato di accasare me e S. con tutti i maschi del centro (a cui però trova sempre qualche difettuccio), meno sé stesso, ed io ho capito perché, e gliel'ho pure detto: in realtà l'uomo ideale è LUI. Ma purtroppo non può dimostrarlo a nessuna delle fanciulle presenti (ggiòvani, meno ggiòvani) perché è un serio ragazzo fidanzato e fedele. Salvo infatuazioni. E io qui, pubblicamente, gli rispondo : Beh sì...ho esagerato...meglio fermarsi qui...e poi io SCHERZAVO!!! E sempre pubblicamente, e non scherzando: GRAZIE, G. 6月14日 Richiesta di supporto moraleDomani sera riprendo a lavorare dopo quattro mesi e mezzo di assenza per, come si scriveva nelle giustificazioni a scuola, "motivi di salute". Sono contenta di rivedere la gente del bar e di provare a rimettermi in moto e a tentare di riprendere a condurre una vita più attiva e "normale", ma non nascondo di essere piuttosto agitata e timorosa di non farcela, in quanto non sono ancora in perfetta forma. Amici miei virtuali e non...che ne dite, se passate da queste parti, di farmi il vostro "in bocca al lupo"? Ho bisogno di incoraggiamento... P.S. ...e nel caso infausto non ce la facessi...mi aiutate a trovare un altro lavoro? 6月12日 ...consigli per gli acquistiMi affascina il mondo delle pubblicità. Ho riso per la Littizzetto e la sua ironica piemontesizzazione di Paris "megliocambiare" Hilton. Mi diverto con i duetti di Fiorello e Bongiorno. Sono ipnotizzata da alcuni spot di profumi o automobili. Ma certe non mi garbano proprio. Una fra tutte, quella dello scoiattolo che dopo aver mangiato una gomma alla menta spegne l'incendio nel bosco dando libero sfogo ai suoi gas intestinali. Gia mi ero rasserenata vedendo che avevano sostituito il profumato aliseo con un possente soffio alla "lupo cattivo contro i tre porcellini", e invece la versione puzzolente è tornata, alternandosi a quella più castigata. Ma a chi può venir voglia di mangiare quelle gomme se si collegano alle immagini di uno scoiattolo scorreggione (ribattezzato in rete "scorreggiattolo")? Vale lo stesso discorso per il tipo che andando in scooter finisce con un piccione in bocca e poi lo risputa con disinvoltura, non preoccupandosi troppo nemmeno del lato del piccione che stava per ingoiare, tanto ha le sue gomme preferite che sostituiscono perfettamente lo spazzolino da denti. Concludo con una rapida carrellata sulle pubblicità della serie "lo famo strano". Ne escono ogni giorno di nuove, e così, dopo il riccio che copula (come un riccio per l'appunto) con una spugnetta abrasiva; dopo le coccinelle che fanno sesso sfrenato dentro una macchina; è arrivato il limone (non ho trovato il video) che "limona", è il caso di dirlo, con una bottiglia di vodka. E concepisce un sorbetto. Ora aspetto che trovino un partner alla particella di sodio. Ma sembra non si sia ancora capito di che sesso sia... 6月10日 Misteri della Wind?Mi squilla il cellulare: IO : Pronto? LEI : (voce femminile educata, accento del nord) Pronto signora...c'è Paolo? IO : Ehm...no, credo che abbia sbagliato numero... LEI : Ma come, non c'è Paolo? IO : No, non c'è nessuno qui con questo nome, ha sbagliato! LEI: Ma io ho trovato il numero (non ricordo dove) di Paolo, iscritto all'arcigay! IO : (mi scappa da ridere)...all'arcigay?!?! Guardi, c'è proprio un errore... LEI : (non credendomi) Ah, vabbè, allora chiamo in un altro momento... IO : E' inutile che richiami, risponderò comunque io. LEI : Ma io ho fatto il 328*******! IO : E infatti il numero è giusto, è il mio numero da sempre... ma qui non c'è nessun Paolo dell'arcigay (mi riscappa da ridere) LEI : (ride pure lei, si sente un vociare in sottofondo, penso allo scherzo di amici ma...) Signora, guardi che non la sto prendendo per il c**o! IO : ...che trattandosi di arcigay è anche una frase piuttosto appropriata. Ma comunque qui l'unico maschio (!) di casa è mio figlio e ha undici anni. LEI : Ah, no no, allora mi scusi. Buonasera. IO : Buonasera...
Se mi ricapita cambio numero. Ma prima vado da Paolo, chiunque sia, e lo faccio iscrivere all'arcigay... 6月6日 Napule è...Primavera 1990. Mi trovo nell'hinterland napoletano con il mio fidanzato per assistere al matrimonio di suo cugino. E' sabato pomeriggio, i negozi stanno per aprire e durante una passeggiata esplorativa del paesino (invero assai poco attraente), mi viene l'idea di comprare una cartolina da spedire a casa. Mi guardo attorno, vedo saracinesche aprirsi su salumerie, panetterie, negozi di abbigliamento e frutta e verdura. Ma le tabaccherie restano ostinatamente chiuse, e allora ricordo: lo sciopero dei tabaccai (perché? percome? non mi viene in mente), milioni di italiani ridotti a fumar cicoria ed erba cipollina spinti dall'astinenza da tabacco. Il datore di lavoro di mio padre che si fa dare il pacchetto di sigarette che conservava per nostalgia da dieci anni, cioè da quando aveva smesso di fumare... Io sono a Napoli, e a ogni angolo di strada bivaccano tipi di ogni età (dall'adolescente, al giovanotto in canottiera e muscoletti bene in vista, al vecchietto con la faccia rugosa e color...tabacco appunto!) con il loro banchetto abusivo di sigarette di contrabbando, di ogni tipo, a prezzo stracciato. Ma a me serve una misera cartolina con relativo francobollo, e se la prima è reperibile anche nei negozi di souvenir, il francobollo proprio non si trova. O per lo meno non lo trovo io. Avvisto un vigile urbano che finge di dirigere il traffico inesistente delle sonnacchiose ore pomeridiane: se esiste un solo tabaccaio crumiro in tutto il paese, lui lo sa, DEVE saperlo. Mi avvicino. "Mi scusi, mi saprebbe dire se nei dintorni c'è almeno una tabaccheria aperta?" "Ah, signurì, nisciuna! Ce sta 'o sciopero!" "Ehm, sì lo so, ma magari ne era rimasta una aperta, non so..." "Ah no, tutte chiuse" poi, guardandosi prima intorno con aria circospetta e poi ammiccando verso di me, con aria di commiserazione (per la mia sprovvedutezza) mista a complicità. "Ma perché, signurì...vulite 'e ssigarètte?" Non ricordo bene, ma forse mi fece anche l'occhiolino... 6月4日 Pianeta adolescenzaOsservo le ragazzine di oggi. A dodici anni escono da sole, anche a sera. Vengono in gruppi al bar dove lavoro: in inverno salgono alla sala da thè, in estate siedono ai tavolini all'aperto. Ordinano bibite, cioccolate, gelati, chiacchierano e ridono ininterrottamente, nemmeno si guardano negli occhi, ognuna impegnata a smanettare sul cellulare supertecnologico, pieno di Winnie Pooh attaccati a catenella e di adesivi con cuoricini e saette glitter. Hanno pantaloni all'ultima moda, magliette griffate, scarpe di tizio, cappellini di caio. I capelli sono quasi sempre freschi di parrucchiere (troppo lisci per essere lavati in casa, troppo lucidi per essere naturali), un leggero trucco, è di rigore il lipgloss, o il burro di cacao se è inverno. Portano berretti di lana e sciarpone multicolor quando fa freddo, ma non rinunciano a mostrare l'ombelico nemmeno con 10 gradi sottozero. Quelle che l'anno scorso venivano con le amiche, ora che hanno tredici, quattordici anni si fanno accompagnare dallo schiavetto di turno, che le guarda adoranti. Salvo poi venire da solo con gli amici e parlare delle donne con estremo disprezzo, snocciolando in litania l'elenco delle sue vere o presunte conquiste. Anche i maschietti arrivano in gruppo (gruppi che a volte assomigliano davvero troppo a branchi): a 14 anni si sparano rum e coca, vodka alla frutta, creme di whisky e limoncelli. I più morigerati ordinano un breezer o un campari mix. Raramente bibite non alcoliche. Sfoggiano magliette aggressive, spesso mi salutano alla romana, inneggiano a Mussolini e parlano male di ebrei ed extracomunitari cercando di farmi arrabbiare perché sanno che io parcheggio le mie idee in tutt'altra direzione. Io rido e ignoro le provocazioni. Non è compito mio educarli, e più che dir loro di andarsi a leggere qualche buon libro di storia non posso e non voglio fare. Però poi mi chiamano zia, e quando mostro la faccia brutta rientrano nei ranghi e tornano un po' quello che sono: dei ragazzini con le idee poco chiare. Li guardo messaggiarsi, ridere, scambiarsi suonerie, commentare l'ultimo film visto. Li vedo piangere per le prime delusioni d'amore, li sento dire parolacce per farsi grandi. Mi sento così distante da loro, eppure partecipe della sciocca età che stanno vivendo così diversamente da come la vivevo io. Io che a quattordici anni ricevetti in regalo la mia ultima Barbie. E a sedici anni, sui banchi del liceo, scambiavo biglietti con una mia amica per sapere se preferiva André di Lady Oscar o Terence di Candy Candy. Io che andavo in giro con i vestiti cuciti da mia mamma perché in casa non c'erano i soldi per quelli confezionati; e avevo sempre il diario diverso perché tutti avevano quello di Snoopy ma al mio paese non arrivava, e compravo quello che trovavo. E già mi sentivo diversa dalle mie compagne più scafate che avevano più soldi e vivevano in città, e tanto più bambina di loro, che a diciassette anni vivevano i primi flirt, mentre io piangevo per la morte di Lady Oscar e del suo amato André. Tanto più differenti vedo i ragazzi e le ragazze di oggi, il cui mondo gira intorno agli sms, agli mp3, ai pantaloni a vita bassa. Ma credo, voglio credere che ci sia qualcosa dietro quel mondo di superficie che mostrano in pubblico. Che dietro quei messaggini pieni di T.V.T.T.B. ci siano profondità insospettabili. E fragilità nascoste e più vicine alla loro vera età. Mio figlio ha undici anni. Fra poco anche lui uscirà con gli amici; forse non avrà la maglietta griffata e spero vivamente che continui a considerare le svastiche come simboli di vergogna e non di eroismo. Forse al bar berrà la cocacola, o forse a volte per sentirsi grande e ribelle, ordinerà un bacardi. Non posso seguire i suoi passi come una chioccia fa col pulcino, ma posso dirgli già da ora cosa può essere bene, e cosa può non esserlo. E posso insegnargli il rispetto del prossimo, e la difesa delle proprie idee nell'accettazione critica di quelle diverse degli altri. Ma toccherà a lui mettere in pratica, accettare o cestinare, secondo le proprie inclinazioni. E toccherà a lui crescere e diventare...chissà, quello che vorrà (se avrà tenacia e fortuna), o quello che la vita deciderà con lui, o per lui. Lo farà col mio aiuto, ma con le proprie forze, perché per quanto li amiamo e li sentiamo sempre, tenacemente, ostinatamente nostri, alla fine della fiera "i figli non ci appartengono...poiché essi abiteranno il futuro, una dimora in cui a noi non è dato di entrare". 6月2日 Happy birthdayAuguri a colei che mi ha introdotta nel rutilante mondo dei blog. Se sono qui è solo colp...ehm...merito SUO! BUON COMPLEANNO LAURA CARA!
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