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日志


5月31日

Horroreality show

Solo pochi giorni fa ci scandalizzavamo per la notizia che in Australia una concorrente de "Il grande fratello" non fosse stata avvertita dagli autori del programma della morte del padre. Ma siccome, ed è stato più volte detto, al peggio non c'è mai fine, è già arrivato il momento di inorridire per un' altra notizia arrivata fresca fresca dal mondo del reality: sembra che in Olanda sia in procinto di andare in onda un nuovo straordinario programma, Big Donor Show, in cui una malata terminale di cancro dovrà scegliere, tra una rosa di candidati, il più idoneo a ricevere il rene che ha deciso di donare una volta passata a miglior vita. La casa di produzione di questo show (che vuol dire "spettacolo" no? una spettacolare vergogna, in effetti), è la Endemol, la società recentemente acquistata da Mediaset. E ora c'è preoccupazione che il format venga realizzato anche in versione italiana. Io penso sia preoccupante di per sé che qualcuno abbia avuto l'idea di una trasmissione simile, in qualunque parte del mondo decidano di mandarla in onda. La prima puntata dovrebbe essere trasmessa, tra mille critiche, proprio stasera. Ma io spero ancora di no, e che quello che io giudico orrore allo stato puro non debba diventare televoto, sms, nomination, eliminazioni. E che la morte e la sofferenza non debbano diventare, una volta di troppo, spettacolo, audience, pubblicità.


UPDATE: Il reality con malata terminale donatrice di reni era uno scherzo. In sintesi, la malata di tumore era un'attrice, mentre i tre partecipanti sono davvero malati in attesa di trapianto. Come si faccia a scherzare su questi argomenti, mi è difficile capirlo, ma sembra che gli autori del programma volessero sensibilizzare gli spettatori sul tema della donazione di organi. Tutto quanto fa spettacolo, anche quando è (vorrebbe essere) a fin di bene.

5月30日

Mission impossible

Premessa: nel post del 28 maggio ("Tutti gli uomini...") ho affermato tra l'altro che G. (che è a detta dei più "serio, silenzioso, flemmatico, un po' musone"), il mio fisioterapista ritardatario, mi considera "rompiballe, nevrotica, cervellotica, pseudointellettuale e irritante".

Primo tempo:

Martedì, ore 18 (mezz'ora più, mezz'ora meno). Seduta di fisioterapia. Arriva, in ritardo (ma và?!), G.
Nel corso della seduta, durante i ben noti scamazzamenti ed esercizi di rieducazione posturale, si svolgono i seguenti dialoghi.

G. : Ho letto il tuo post. Tu non hai capito niente di me: io non penso affatto quelle cose di te. Non ti ritengo una rompiballe (e tutto il resto sììììì?!?! n.d A.)

A. : Me lo hai detto tu che lo sono!

G. : Ah, ma io scherzavo!

A. : Eh ma pure io scherzavo sul post! Però che sono nevrotica lo pensi no?

G. : E che c'entra! Tutti siamo nevrotici. Pure io! (se lo dice lui...n.d A.)


Secondo tempo:

Relativamente alla sua convinzione che il sesso giova alla salute psicofisica, dopo un po' mi fa:

G. : Ti ho trovato il partner per quella cosa che ti dicevo...

A. : (con aria rassegnata al limite della disperazione) E chi è questo?

G. : E' F., che domande! (F. è un suo collega che tra l'altro non mi fila nemmeno di striscio n.d A.)

A. : Ancora co sta storia!!! (ogni tanto prova a combinare l'inciucio con il povero ragazzo n.d.A.). Mi sento imbarazzata! Mi fai passare per una babbiona repressa e poi magari glielo vai pure a dire! E basta no? e poi, una volta per tutte, a me F. NON MI PIACE!!!

G. : Mica deve proprio piacerti: è una terapia!!

A. : E se non mi piace che terapia è? Tanto vale che mi compro un vibratore e ci appiccico sopra la faccia di Brad Pitt!!! (battuta becera, ma quando ce vò ce vò n.d.A.)

G. : Allora puoi fare un pensierino sul tuo vicino di casa (quello che come filosofia di vita ha "una trombatella al giorno leva il medico di torno" n.d.A.)

A. : Ah G.!!! ma che è diventata una missione la tua???


Terzo tempo

A. : (sdraiata a pancia in giù) Ho una forte contrazione muscolare sul gluteo. L'altra volta il tuo amico e collega F. (che lo sostituiva n.d.A.) mi ha fatto un massaggio dolorosissimo, sembrava che mi pungesse con una spina.

G. : (massaggiando la mia chiappetta dolorante e ridacchiando)...ha sbagliato mira!

A. : (senza più ritegno) Allora la stai a sbaglià pure tu! (per la serie "la sagra del doppiosenso, siòre e siòri!" n.d.A.)


Finale

G. : Incrocia le mani sul petto (si avvicina per farmi una manovra scrocchiaossa)

A. : (sospiro rassegnato, so cosa mi aspetta)

G. : Abbandonati tra le mie braccia...

A. : (ironicamente) Ma che romantico...

Manovra effettuata, quattro scrocchiamenti quattro in rapida successione (un paio di vertebre, omero, scapola o pressappoco n.d.A.)

G. : Hai visto che romantico?! T'ho fatto scrocchia' pure la mascella!!!

Pacca compassionevole sulla spalla.


Post seduta: l'ignaro F. mi passa vicino e mi dà una carezzina sulla testa tipo "oh, bel cagnolino, ma come mai ti hanno abbandonato in autostrada?"

Domanda retorica: ma che gli faccio io agli uomini???

5月29日

Gnam gnam


Mio figlio termina in questi giorni la quinta elementare. Stamattina, buffet di fine anno scolastico, con canti balli e cotillons. Regalo di prammatica alle insegnanti ("Ma perché vi siete disturbati?" chiedono le maestre..."Per potervi sentire chiedere <ma perché vi siete disturbati?> e poter rispondere <ma no, figuratevi, è stato un piacere!>" rispondo io, stronza rappresentante di classe per tutto il quinquennio). Regalo anche meritato, perché sono state tutte brave e buone. La maestra di matematica, che dall'anno prossimo sarà in pensione, mi ha abbracciata piangendo e chiamandomi "piccolina". Tra le lacrime mi ha confessato che le mancherà molto la classe e pure io. Ora, tenendo conto il fatto che sono alta un metro e un chicco di riso, credo che il "piccolina" si riferisse più alla statura che non alla mia verde età. In più la maestra forse attraversa un periodo di estrema fragilità emotiva (ahccomelacapisco) e da qui pure le lacrime. Un po' di imbarazzo si prova, è vero, ma almeno sono buoni sentimenti che gratificano un po'.
E mentre mamme, bimbi e maestre si abbuffavano al buffet, a
Reggio Emilia una maestra d'asilo metteva sotto i denti qualcosa di diverso da rustici, lasagne e torte di frutta. Più precisamente, decideva di assaggiare una parte del corpo non specificata di un suo piccolo alunno (due anni e mezzo di età) reo di aver morsicato una coetanea. "Così impara a farlo agli altri!", questa la giustificazione della novella Montessori. Insomma, dopo la sforbiciata alla lingua, le presunte molestie sessuali e altre amenità, si arriva anche alla tentata antropofagia a scopo rigorosamente didattico. A quando i marchi a fuoco sulla fronte con la "A" di asino per i meno studiosi?

5月28日

Tutti gli uomini...

I miei primi 40 anni, ormai compiuti da un po'...considerando che secondo recenti studi la speranza di vita per le donne è di 82 anni circa, posso ben dire di essere una donna di mezza età. E se Marina Ripa di Meana ci ha potuto scrivere un libro brutto, da cui è stato tratto un brutto film, ritengo di potermi concedere almeno un post sul mio blogghetto, per fare un rapido bilancio di questa prima tranche de vie, provando a sintetizzarla attraverso i protagonisti maschili, passati presenti e futuri, che l'hanno caratterizzata. Ed ecco a voi

TUTTI GLI UOMINI DELLA IRRITANTE (post lungo ma poco impegnativo).

A. : il mio primo, vero (ahahahahah), grande (uahuahuahuah) amore: non mi ha mai amata, ma gli ero cara, più o meno come un dito in un occhio. Gli facevo tenerezza, ma non apprezzava le mie tecniche di bacio. Del resto erano i miei primi baci, per perfezionare la tecnica avrei forse dovuto avere un miglior maestro... Ora è un rispettabile professionista che mi contatta solo quando si avvicinano le elezioni politiche. Però è ancora simpatico, mi chiama ancora con lo stupido diminutivo che usava più di venti anni fa, e ancora gli sono cara come un dito in un occhio. Temo che mi abbia sempre trovata vagamente irritante.

G. : il mio ex marito. Adorabile. Dopo la separazione abbiamo scoperto che i difetti che reciprocamente non sopportavamo l'uno dell'altra, erano completamente irrilevanti al di fuori del matrimonio. Che meraviglia quando le complicazioni dell'amore vanno a farsi benedire con l'amore stesso! E' il bastone della mia mezza età, l'unico che riesca a darmi consolazione quando sono depressa, il fratello che mancava a una figlia unica come me. E viceversa. Ma ho l'impressione che anche lui mi abbia sempre trovata in qualche modo...irritante.

L : mio figlio. Il mio orgoglio, l'unica cosa veramente bella che abbia combinato nella vita (chiedo scusa per aver copiato la storica frase di Michelle Hunziker all'ultimo Sanremo). Mi vuole bene e mi trova bella. Le uniche donne che mi preferisce sono Megan Gayle e Scarlett Johansson, ma credo di poterglielo perdonare. Caldeggia la possibilità che io trovi presto un compagno che mi renda felice, e lo avrebbe anche individuato, ma con scarsa lungimiranza. Cosa potrei desiderare di più da un figlio? Forse che non mi trovasse sempre così irritante come dice.

M : il mio migliore amico. Conosciuto tramite chat cinque anni fa. Ogni tanto ci vediamo e siamo in costante contatto telematico/fonico. Mi sopporta stoicamente, e io sopporto lui con altrettanto stoicismo. E' un grillo parlante, ma mi vuole bene, anche se non me lo ha mai detto, e mai lo dirà. Me ne passa giuste poche, ma è sincero, schietto e... pesantissimo. Mi trova carina, moderatamente intelligente, masochista e proterva. La gente non capisce perché non ci siamo mai innamorati l'uno dell'altra...che domanda sciocca...come ci si può innamorare di qualcuno che si trova così tanto irritante? (e stavolta è reciproco!)

R : il mio ex analista. Figura cardine (non so se è vero, ma suona bene) della mia evoluzione psicologica, soggetto indefinibile per ruolo e per carattere. I primi tempi qualche volta l'ho sorpreso a sbadigliare durante le sedute. Poi si è sciolto, e ci siamo fatti matte risate tra un viaggio nel subconscio e un'interpretazione onirica. Ci rivedremo prima o poi: per ora ci sentiamo e... talvolta è lui a parlarmi dei suoi guai! Magnifico ristabilimento di una giusta simmetria. Non so bene cosa pensi di me, in quanto il suo ruolo non gli consentiva di dirmelo. Ma ho estrapolato il significato da alcune considerazioni e penso mi ritenga: intelligente, pigra, simpatica, impettita (questo me l'ha detto chiaro e tondo) e sicuramente irritante.

M : il mio vicino di casa. Non merita più di due righe, ma non posso ignorarlo. Scapolo impenitente, sciupafemmine (dice lui), molto ricercato dalle donne (dice sempre lui), gli rimprovero spesso di averci provato con tutte le gonnelle dei paraggi tranne che con la sottoscritta, che comunque non ci sarebbe mai stata. Ci conosciamo da mezza vita, dice di considerarmi come una sorella e vorrebbe presentarmi alcuni amici con cui abbandonarmi a "trombatelle terapeutiche". Non mi trova irritante perché non parliamo mai insieme abbastanza a lungo perché io lo diventi.

G : il mio fisioterapista. Gggiòvane e di bell'aspetto, appena l'ho visto ho pensato: mamma mia questo che musone! L'apparenza inganna. Dopo due sedute già aveva inquadrato tutte le mie mattane. Dopo due mesi di trattamento le celie sottili sono diventati reciproci sfottò, e ormai senza ritegno è arrivato a definirmi la sua paziente più rompiballe. E per gradire ha aggiunto pure che per stare meglio dovrei trovarmi un partner...in pratica è in simbiosi con il mio vicino di casa, ma non ha usato l'espressione "trombatelle terapeutiche" perchè è pur sempre un professionista nell'esercizio delle sue funzioni (ma il senso era quello). Mi ritiene una nevrotica, cervellotica, pseudo intellettuale, saltuariamente simpatica ma molto più spesso insopportabilmente irritante.

G : il figlio del mio capo. Più giovane di me di otto anni, si ritiene comunque superiore non solo per ruolo ma anche per altezza (ma che cavolo sono 35 centimetri di differenza?). Sicuramente intelligente, esagera con il sarcasmo, ma trova terreno fertile perché se provocata difficilmente esiste creatura più acida e petulante di me. Conosce alcuni miei punti deboli e sa come servirsene, ma in fondo credo che ammiri la mia capacità di tenergli testa e di non farmi intimidire. La mia permalosità lo fa incazzare e così il mio ribellarmi ai ruoli (ahimé esistenti) precostituiti. Non ci vuole molto a capire che la sua sopportazione ha raggiunto il limite massimo, quando mi dice con sollievo che ho terminato il turno di lavoro. Indovinate un po' come mi giudica costui...Ecco, bravi. Irritante.

? : l'uomo della mia vita. C'è (o ci fa?) ma non lo sa. E non lo sa perché io non solo non glielo dico ma nemmeno glielo faccio capire, ma forse anche se glielo facessi capire non lo capirebbe. Insomma, sono arrivata a quarant'anni senza avere imparato niente dalle esperienze precedenti. E tra consigli di amici e amiche e che vanno da: dichiarati a: braccalo, stupiscilo, fallo ubriacare, violentalo...io sto ferma e aspetto gli eventi. E questo è estremamente irritante.

N : mio padre. Ultimo ma non ultimo, tipo di poche parole, ma buone. In un momento particolarmente difficile della mia vita si è dimostrato all'altezza della situazione, senza mai giudicare né puntare il dito. Mi ama in silenzio, ed è stato un amore a lungo non manifestato e non compreso. Ultimamente, vedendomi in crisi, mi ha detto solo una frase, che è valsa come un discorso di Bonolis in uno dei suoi momenti di massima logorrea: "Per vederti star bene io darei la vita". Dopo lunghi periodi di scazzi, ora riusciamo a capirci al volo, anche se i nostri caratteri non si prendono granché, forse perché troppo simili. Se mi trova irritante, ha perfettamente ragione. E anche tutti gli altri hanno ragione. Perché lo sono, innegabilmente.

5月25日

L' "evoluzione" della lingua italiana

Un tempo, per negare o affermare, in risposta ad un interrogativo, esistevano principalmente due brevi parole, secche ma inequivocabili nella loro lapidarietà. Due parole che rientrano tra le prime che ogni essere umano impara a formulare fin dalla più tenera età: SI' e NO. "Ti piace il gelato al cioccolato?", "NO" (con eventuali locuzioni aggiuntive esplicative: "Mi provoca allergia", "Mi disgusta la sua consistenza" ecc). Oppure: "Ma mi ami veramente?" "SI'" ("Sei la donna/uomo della mia vita", "Non credevo che avrei mai più potuto innamorarmi di qualcuno così" e frescacce varie). Potrei portare mille esempi di tale tipo, ma sarebbero superflui e soprattutto non farebbero ancora capire dove voglio andare a parare. Cioè al fatto che da un paio d'anni a questa parte, davanti ai secchi "SI'" e "NO", va di moda aggiungere un'insopportabile, pleonastico, ridondante avverbio di modo o maniera che spesso nulla toglie e nulla aggiunge (sennò non sarebbe pleonastico) al valore dell'affermazione o della negazione. L'avverbio incriminato è "ASSOLUTAMENTE". Usato con parsimonia un tempo per rafforzare il senso delle risposte quando appariva necessario ("Mi hai mai tradito?" "ASSOLUTAMENTE no!!"), oggi è entrato nel linguaggio comune e come una gramigna malefica infesta ogni talk show et similia che si rispetti, ammettendo che ci siano talk show et similia degni essere rispettati. La Simonaccia (Ventura) è stata tra le prime ad introdurre questa urticante abitudine, ai tempi delle prime isole famose, quando diceva cose tipo "Non puoi mangiare più di un cocco al giorno, assolutamente no!" Poi è dilagata in "Uomini e donne", in "Porta a porta", ha invaso gli altri reality (Guendalina ne ha fatto usi spropositati nell'ultimo "Grande Fratello") e purtroppo si sta insinuando subdolamente anche nelle conversazioni private. E così, a domande banali tipo "Ma hai pranzato al ristorante oggi?", ti senti rispondere in maniera del tutto inopinata un "ASSOLUTAMENTE sì", che ti fa sentire anche un po' una merda perché magari tu al ristorante non ci mangi quasi mai e invece la persona che hai di fronte sembra quasi scandalizzata dal tuo dubitare che si possa pranzare anche altrove. Propongo la retrocessione al vecchio rango dell'avverbio ASSOLUTAMENTE, che deve tornare a esprimere ciò che esprimeva una volta e dare di nuovo quel senso di forza e di decisione a risposte che necessitano di rafforzativi e assolutizzazioni. Perché il morbo infuria, dilaga e soprattutto degenera: qualche giorno fa in tv ho sentito non so chi rispondere a una domanda del tipo "Ma tu stai dicendo che stava con te per gioco?" un pietoso, incomprensibile, deprimente "ASSOLUTAMENTE non lo so!"

P.S. A proposito di reality e di degenerazioni, non solo linguistiche: è recente la notizia che nel "Grande Fratello" australiano la produzione del gioco si sia rifiutata di comunicare ad una concorrente la notizia della morte del padre. Senza parole. Assolutamente

5月22日

Tutta colpa di un timbrino

All'inizio dell'ultimo anno di analisi, il dottore mi informò che si sarebbe trasferito: finalmente aveva allestito uno studio in proprio e non aveva più bisogno di appoggiarsi a quello di un collega. Qualche tempo prima dell'inaugurazione ufficiale mi trovai ad entrare in un piccolo negozio di Roma, in cui mi portò un mio caro amico, che lo conosceva già da tempo. E il tempo gioca un ruolo in questa vicenda, perché questo negozio è un magico antro, entrando nel quale ci si trova avvolti in un'atmosfera rarefatta e metatemporale, circondati da meridiane, notturlabi, agende rilegate in pelle morbida puro stile "viaggiatore inglese dell' '800 nelle campagne toscane" (un po' alla "Camera con vista" di Ivory, per capirci), bussole, astrolabi, caleidoscopi, calendari perpetui. Forse niente di quanto in vendita là dentro è frutto di puro lavoro artigianale, ma nella luce obliqua che accarezza case e cose quando il sole volge al tramonto, l'insieme risultava assai suggestivo e intimo. Fu quello che pensai quando acquistai l'oggetto da regalare al serio dottore, formulando fugacemente ma in modo nitido un pensiero: lo studio dell'analista che mi aveva in cura, studio che non avevo ancora visto, avrebbe dovuto avere l'aspetto sfumato e intimo di quel negozietto di Trastevere. E avrebbe dovuto far respirare agli ospiti (pazienti o visitatori non paganti) quella stessa aria fuori dal tempo che caratterizzava quel piccolo angolo di Roma. Acquistai dunque un oggetto da scrivania, totalmente inutile ma assai particolare: un timbro con l'iniziale e la relativa stecca di ceralacca, di quelli che si usavano una volta per sigillare le missive prima di affidarle ai messaggeri. Sicura che non l'avrebbe giammai usato, certa che l'avrebbe oltremodo gradito. Mal me ne incolse, perché al momento del dono (nel nuovo studio perfettamente aderente all'idea che me n'ero fatta ben prima di vederlo) il dottore mi guardò con aria perplessa, cincischiò col pacchetto, e senza aprirlo mi disse tre sole parole "Grazie...ma...perché?". Lo ammetto, ero pronta a un sussiegoso ringraziamento, riservato e misurato secondo le sue modalità, ma quel "perché" mi spiazzò. Inutilmente cercai di spiegare che mi era sembrato carino regalargli un "presente" per il nuovo studio, perché si usa, e mi faceva piacere congratularmi con lui per questa importante conquista professionale...Non si smosse dal suo "perché". C'era qualcosa dietro quel regalo, lui lo sapeva e io non volevo dirlo. L'ombra del transfert si proiettò sinistra sul timbrino (e relativa stecca di ceralacca)...

Passarono le settimane. Seppi che aveva aperto il pacchetto perché vidi l'oggetto sulla scrivania; non mi disse mai se gli era piaciuto o meno, ma il fantasma del regalino tornava di tanto in tanto nei suoi discorsi, ogni volta che voleva sottolineare il fatto che io non ero chiara, che senza volerlo mentivo o meglio nascondevo delle verità soprattutto a me stessa. Dopo tre o quattro mesi, ancora saltava fuori quello stramaledetto timbrino che ormai mi era andato del tutto in antipatia e che di notte sognavo di stampare in fronte al dottore, non già con la ceralacca, ma direttamente a fuoco...Finché un giorno, durante l'ennesimo riferimento a quel regalo e alle motivazioni che mi avevano spinto ad acquistarlo, sbottai spazientita : "Io l'ho comprato perché lei apriva lo studio nuovo! non so che altro dirle, se non che l'ho trovato nel negozio tal dei tali di Trastevere, in cui c'è un'atmosfera che pensavo avrei ritrovato nel suo studio, cosa che è poi effettivamente successa". A questo punto il meno impassibile analista mi guardò, stette zitto qualche secondo (cosa del tutto insolita) e poi, con tono grave da cui però trapelava una punta di sollievo, rivelò...: "Ecco, ecco. Deve sapere che io conosco molto bene quel negozio. Ci sono stato parecchie volte, e anche a me piace. E ho anche io pensato che avrei voluto ricreare nel mio studio la stessa aria accogliente e fuori del tempo che si respira là". Infine aveva avuto la risposta che voleva, l'arcano era svelato. Dietro un semplice timbrino si celava l'ennesima "comunicazione inconscia", la risposta a quel "perché" che tanto insistentemente era ritornato dal momento in cui gli avevo dato il pacchetto. Qualcosa, intangibile ma effettivo, aveva creato un legame tra me e lui. Un oggetto banale che era il simbolo di un pensiero formulato in tempi diversi, ma nello stesso luogo e con le stesse motivazioni. Non ho mai capito bene il senso di tutto ciò ("cose che succedono in analisi", sintetizzò) ma da quel momento non se ne parlò mai più.

Ci fu, in occasione del termine della terapia, un altro regalo, un libro. Mi ero preparata una sagace risposta ai nuovi interrogativi che certamente ne sarebbero scaturiti...Sono una pessima vaticinante: accettò il regalo e mi ringraziò calorosamente, senza chiedermi nulla.

5月18日

Per chi ama...

Eccomi, sono io.

Sono l’amante.
Sono la madre.
Sono la figlia, la sorella, la rivale.
Sono la complice e la nemica.

Sono il principio
Che governa ogni tua tempesta
Sono la quiete d’oro
Ai piedi dell’arcobaleno.

Sono l'argine che contiene il tuo fiume.
Sono il fiume in piena
che frantuma le tue dighe .

Sono l’assenza delle tue mattine
E l’eternità delle tue notti.

Sono la tua sola regola
E la sua unica eccezione.

Sono il sentiero buio
E la luna che lo accende.
Sono all’inizio della tua storia
E mi troverai al suo termine.

Sono la sabbia della clessidra
Che segna il tuo tempo.
Sono la sabbia che non ha fine.

Sono nei tuoi chiari occhi vigili
E sotto le tue palpebre abbassate.
Sono la follia che sconfigge le tue ragioni
E la ragione di tutte le tue follie.

Eccomi. Sono io.

Sono il percorso e la meta
Il mezzo e lo scopo.

Sono la tua sola regola
E la tua unica eccezione.

5月16日

Uno, due, tre...Stella!

No, non mi riferisco al realityshow che sta infiammando il cuore degli italiani (pompieriiiii!!!), ma a colei che ultimamente spunta in TV da ogni dove, tanto che per coerenza dovrebbe cambiare il cognome in Fungo. Parlo di Martina Stella, sublime attrice di ultima generazione, che ormai scorazza tra Mediaset e la Rai senza alcun ritegno. Nel giro di tre mesi, l'abbiamo vista asfittica eroina in "La freccia nera" in un'interpretazione che faceva rimpiangere quella un po' stralunata ma sincera di Loretta Goggi nell'omonimo sceneggiato degli anni '70. Si è poi ripresentata asfittica madonnina infilzata tutta casa, chiesa e occhio languido rivolto al belloccio di turno, ne "Le ragazze di San Frediano". Ha asfitticamente cantato canzoni yè yè nel capolavoro dei Vanzina "Piper" e infine, ce l'hanno ripropinata, dopo tre giorni secchi, ne "L'amore e la guerra" in cui rantolava le sue battute interpretando una stoica crocerossina durante la Grande Guerra. Quattro interpretazioni quattro, pallide e monocordi, in cui è riuscita magistralmente a dire, con lo stesso identico tono di voce, "Oh mio Dio", a seconda che: fosse felice, fosse disperata, fosse stupita, stesse raggiungendo un'orgasmo. Non so dare torto al Muccino de "L'ultimo bacio" che la fece piantare in asso da un poco serio ma lungimirante Stefano Accorsi, pentito di aver tradito con la bamboletta la ben più ca**uta Giovanna Mezzogiorno. Qualcuno sospetterà che tanto livore da parte mia potrebbe essere causato da invidia verso una giovane promessa (per alcuni ampiamente mantenuta), bella (a chi piace il tipo...), ricca e soprattutto ex di Lapo Elkann!!! Potete pensarla come volete. Io dal canto mio, aspetto che arrivi il 10 agosto: chissà che fra tante Stelle cadenti...

5月13日

13 Maggio

AUGURI A TUTTE LE MAMME!


Mother and Child (Lord Frederick Leighton)

5月12日

"Se fossi nato donna..."

Ieri, distesa sul lettino della fisioterapia, facevo respirazione mentre aspettavo l'arrivo del fisioterapista ritardatario cronico che due volte alla settimana mi scamazza le ossa e quanto ad esse annesso e connesso. Nel frattempo ascoltavo la radio che diffondeva tramite un altoparlantino canzoni e news, e tra un Biagio Antonacci che MI cantava "Ci morirei...ci morirei su quel tuo corpo bianco e bello morirei" (insomma, bianco sì, bello un po' meno, ma tanto dalla radio mica lo può vedere, lui, che sono ipotonica e pure un po' inflaccidita) e un Daniele Silvestri che MI invitava a ballare la paranza (non sapendo che se io stavo lì, distesa a quell'ora, non era per fare relax, ma perché il mal di schiena mi impedisce di fare pure il ballo della mattonella), sento una notizia che calamita la mia attenzione: le lucciole di Padova, per protestare contro l'ordinanza comunale che prevede multe ai clienti delle prostitute per intralcio alla circolazione, hanno lanciato l'iniziativa del "bollino rosa". In poche parole, il cliente che si intrattiene con una lucciola "bollinata" avrà diritto al rimborso della multa di 50 euro eventualmente comminata dal Comune. Suppongo che la scelta dei clienti sarà determinata dal valore intrinseco che viene dato soggettivamente alla prestazione della lucciola in questione: se si ritiene che la "passeggiatina" valga più di 50 euro, ben venga il rischio di venire multati. Una cinquantone val bene il brivido della trasgressione o, più tristemente, dello sfogo sessuale di chi non ha alternative se non ricorrere al sesso a pagamento. Se invece si ritiene che il valore della prestazione sia inferiore alla multa, il cliente potrà decidere se aspettare la sospensione dell'ordinanza, o spostarsi in zone limitrofe dove non vige alcuna legge che indirettamente limita lo svolgersi di questo antico e discusso mestiere.

Comunque, mentre ascoltavo la cronaca di questa polemica ma simpatica iniziativa, entra in stanzetta il fisioterapista bis (quello che supplisce ai ritardi del designato numero uno). Sghignazzando gli racconto della notizia appena ascoltata e lui serissimamente mi fa "Se fossi nato donna, avrei fatto la lucciola...ma...di quelle belle d'alto bordo eh? a 25 anni avrei già l'attico, il porsche e chissà cos'altro". E io, di rimando: "E se nascevi donna cozza?". "Mi sarei inventato qualcosa". Non è dato sapere cosa.
Conosco un sacco di uomini che affermano che se fossero nati donne 1) si sarebbero fatte mantenere a vita dal primo fesso che passa 2) avrebbero sfruttato tutte le occasioni con uomini ricchi seppur schifosi per fare la bella vita 3) avrebbero fatto la squillo di lusso perché tanto i soldi sono quello che contano più di tutto. E non aggiungo altro. Io sono nata donna, ho questa grande, impagabile "fortuna", e mi congratulo con la Sorte di non essere nata uomo, con mentalità maschile e un po' maschilista, e quindi di non poter pensare "ah, se fossi nato donna!"

P.S. I miei fisioterapisti sono simpaticissimi, bellissimi, fichissimi, bravissimi, professionalissimi...nel caso dovessero leggere questo post e decidessero di vendicarsi sulle mie ossa storte per aver sostenuto che sono l'uno ritardatario (G., the best, sei meglio di Michele Ischia! ) e l'altro maschilista (F., sei il sole del centro di fisioterapia!).

5月10日

Come fermai la Metropolitana di Roma

Si avvicina l'estate e come ogni anno il profumo di tigli che comincia ad aleggiare intorno mi riporta alla memoria i ricordi del mio primo amore. Non di lui voglio parlare ma di qualcosa che accadde proprio mentre frequentavo codesto soggetto, in un periodo in cui era il mio nuovo quasi ex ragazzo. Si è parlato tanto della metropolitana di Roma, recentemente, come scenario di un terribile fatto di cronaca. Per me la metropolitana fu scenario di un "incidente" che è rimasto stampato a lettere di fuoco nella mia mente, fortunamente non drammatico, anzi oserei dire...fantozziano.

Ai tempi della mia gioventù, mi trovai a Roma con il suddetto "quasi ex" (ci eravamo appena messi insieme ma stavamo già per lasciarci) e dopo una folle corsa per non perdere la metro che ci avrebbe portati alla stazione Termini, mi catapultai all'interno del vagone, sbattei violentemente contro il mio boyfriend e rinculai contro le porte pneumatiche che stavano per richiudersi: caddi pesantemente per terra, e accorgendomi che un piede stava per rimanere fuori della porta, lo ritirai frettolosamente. L'operazione ebbe come esito che rimasi in terra, dolorante, con entrambi i piedi in salvo, ma ahimé senza un scarpa, rimasta fuori del convoglio che nel frattempo era ripartito. Poco mi importava per le scarpe, erano vecchie e potevo anche sopportare che me ne restasse solo una. Risaliti in superficie mi sarei comprata un paio di espadrillas e tutto sarebbe finito con qualche livido e un po' di imbarazzo divertito. Ma il mio partner fu preso da furore epico: per sua iniziativa scendemmo alla stazione successiva, riprendemmo la metro in senso inverso e raggiungemmo di nuovo il luogo dell'incidente. Il mio eroe andò a parlare all'omino che faceva i biglietti, spiegò la situazione e il poverocristo afferrò il telefono, chiamò il controllore della stazione precedente e abbaiò: "Fermate la metro! Abbiamo una scarpa da recuperare!". I due prodi scesero insieme in mezzo ai binari, mentre io, una scarpa sì e una scarpa no (e relativo pedalino ex bianco, ormai sudicio), sedevo su una panchina della metro pensando alternativamente "Terra inghiottiMI" e "Terra inghiottiLI". Dopo qualche minuto, vidi risalire dal sottosuolo, novello principe azzurro, il mio ammòre, con in mano la mia malconcia ballerina azzurra. Come da copione, si inginocchiò davanti a me, moderna Cenerentola, che avevo il viso ormai di mille colori come la scarpa e il pedalino, e mi infilò al piede l'oggetto del recupero, sotto lo sguardo perplesso e divertito dei presenti (e non erano pochi). Intanto l'operaio telefonava per far ripartire la metro. Credo di non essermi mai più vergognata così tanto. Credo di non essermi mai più divertita così tanto.

5月9日

Vita da NIP

Scorro su Mediavideo le notizie sui VIP (Very Important Person): Tom Hanks forse non farà Forrest Gump II; Cate Blachett preoccupa i suoi fans per l'eccessiva magrezza; il principe William si è innamorato di una giornalista col piercing che però lo ha respinto; Kate Nonsocosa, coniugata Tomcruise, ha capito che il marito è un rompipalle e si sfoga al telefono con le sue amiche dopo averlo mollato (e ha dovuto sposarlo per accorgersi che il Top Nan aveva un che di maschilista e oppressivo nei modi? cosa aspettarsi da uno che è uno dei più ferventi sostenitori di una balla spaziale come Scientology?); Madonna non dorme più col marito; Naomi Campbell ha trovato una nuova serenità facendo la spazzina e si è resa conto di avere un brutto carattere. Dunque, io sono una NIP (Non Important Person): non lavoro e non vedo soldo da tre mesi perché ho il mal di schiena scoliopsicosomatico e l'omeostasi "deomeostatizzata" (ah Gera'...); da due mesi faccio ginnastica posturale con risultati ondivaghi; il nervoso mi fa mangiare poco, ma i miei fans (?) non si preoccupano per la mia eccessiva magrezza; del resto anche io ho un brutto carattere, e nemmeno ho dovuto fare la spazzina per accorgermene...mi è bastato fare la disoccupata ad oltranza; sono separata da quattro anni e il mio ex marito non ha i soldi né di Tomcruise né del marito di Madonna (non sanGiuseppe falegname, evidentemente); ergo...non so più come pagare la fisioterapia...e nemmeno la caldaia che si è rotta...e nemmeno l'ICI, e l'assicurazione della macchina ecc ecc ecc. E allora mi chiedo: ma chissenefrega che William si è innamorato di una col piercing! Però faccio una proposta a Hollywood: se mi volete, vengo io a fare Forrest Gump II! Mi faccio pagare il minimo indispensabile per la fisioterapia e l'assicurazione. Al resto...ci penserò domani!

5月5日

Uppsala...questa sconosciuta

In un momento cruciale del mio percorso analitico (secondo quanto diceva il doc, perché io non mi accorgevo mai quando erano momenti cruciali), feci un sogno piuttosto particolare. Ricevevo la telefonata di una mia compagna di liceo che con voce concitata mi chiedeva un consiglio: si era innamorata di un ragazzo svedese e si era trasferita da lui, ma non si trovava bene in Svezia e voleva tornare a casa. Io le chiedevo di dove fosse questo ragazzo e lei mi rispondeva "Di Uppsala". A quel punto mi svegliavo, senza sapere minimamente dove fosse Uppsala e con qualche dubbio che esistesse davvero un luogo con questo nome (e nemmeno mi venne la curiosità di verificarlo). Durante la seguente seduta riportai il racconto del mio sogno come di consueto, e vidi l'occhio del dottore perdersi nel vuoto. Quando lo sguardo sempre attento dell'analista diventa vacuo, è segnale che qualcosa di strano sta per accadere. Non è una regola generale di ogni analisi, ma della mia si. Dopo qualche secondo, il dottore tornò presente a sé stesso e a me, ed esordì con un frase inquietante, che altre volte avrebbe ripetuto nel corso del tempo: "Io non dovrei raccontare nulla delle mie vicende personali, ma in questo caso non posso proprio evitare di dirle una cosa"...suspance..."Qualche anno fa ebbi in cura una ragazza, con cui intrapresi un'analisi difficile e faticosa. Proprio in un momento importante del lavoro analitico successe una cosa particolare: lei partì per una vacanza, e quando tornò, venne da me e mi raccontò di essersi innamorata di un ragazzo. Doveva andare a vivere là ma non era convinta di voler lasciare l'Italia. La vacanza l'aveva trascorsa in Svezia, e il ragazzo era di Uppsala!" E poi aggiunse: "Non si lasci suggestionare da ciò. In analisi succedono spesso cose del genere, anche se a me si accappona ancora la pelle ogni volta che mi accade". A lui che ci è abitutato si accapponava la pelle...figuratevi a me!

Non so bene il perché e il senso di questi strani tipi di fenomeni. Nemmeno ci credevo, io, alle comunicazioni inconsce! Forse era il doc il catalizzatore, o il particolare rapporto che si crea in determinate circostanze anomale (e l'analisi lo è), o forse il fatto che si parla tanto e qualcosa alla fine viene fuori, per il calcolo delle probabilità... A me sono capitate solo in quel periodo. L'analisi è finita e sono finite pure le telepatie. Spero!

5月3日

And the winner is...

Mentre Rivera dal palco del concerto del primo maggio diceva verità che prevedibilmente avrebbero fatto arrabbiare la Chiesa; mentre la Juve vinceva prevedibilmente la partita contro il Frosinone (onore e gloria comunque); del tutto non prevedibilmente mio figlio veniva premiato per il miglior tema in un concorso indetto dalla sua scuola. E per me, questo fa notizia!