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日志


4月30日

Una persona speciale

Non passa giorno...
Trentacinque anni fa aveva 65 anni, ma ne dimostrava almeno 10 di più. I radi capelli
grigi raccolti in una crocchia bassa sulla nuca; il viso scavato dalla malattia; gli occhi scuri ormai senza luce; il cuore, quel suo cuore buono e generoso, capace di contenere tutto l'amore del mondo, ormai stanco di battere troppo faticosamente. Passava tutto il tempo chiusa nella sua camera, quasi timorosa di infastidire le persone con cui divideva la casa e l'esistenza. Amava ascoltare alla radio gli sceneggiati a puntate: "La lettera scarlatta", "Piccolo mondo antico", "Anna Karenina". Quelle voci senza volto, le tenevano compagnia, le riportavano alla mente echi di un mondo che non poteva più vedere. Non aveva più denti e mal sopportava la protesi che la costringeva ad un sorriso artificiale e le deformava innaturalmente i lineamenti. E poi la piccola, la sua adorata nipotina glielo diceva sempre: "Nonna, mi piaci di più senza denti. Sei più nonna, così!" Il viso stanco si illuminava del più dolce dei sorrisi quando la bimba le era vicina. "Tròt tròt cavalòt, su di pei giù di bòt. Bon pan bon vin, felu truté col cavalin", cantilenava in dialetto facendo dondolare la piccola sulle ginocchia. Poi la bambina le si rannicchiava contro, appoggiava la testa sulla sua spalla e accarezzava lentamente il velluto un po' liso che guarniva lo scollo sciallato della sua vestaglia rosa, respirando il suo profumo di borotalco ed acqua di rose.
"Nonnina, posso dormire con te stanotte?" E la bimba si arrampicava sul lettone e si rifugiava sotto il piumino d'oca. "Mi scaldi i piedini?" e la donna paziente stringeva nelle mani fragili, solcate da vene azzurrine, i piccoli piedi gelati, mentre la nipotina sorrideva beata, gli occhi già velati da un sonno sereno.
E poi quella sera...la televisione trasmetteva l'ultima puntata di “Pinocchio”, quello "a personaggi veri". La bambina non aveva mai voluto vedere quello sceneggiato. Il burattino che si muoveva tra persone in carne ed ossa la spaventava, e trovava angosciante quella musica bella ma ossessiva, e inquietanti i volti grotteschi del Gatto e la Volpe. Quella sera aveva avuto coraggio, e aveva visto tutto l'episodio. Era felice, orgogliosa di sé.
"Mamma, domani dirò a nonna quanto sono stata brava!".
Ma il domani non venne per quella donna dalla vita difficile e dal volto gentile. Se ne andò alle prime luci dell'alba, e non seppe mai del coraggio della nipotina, né del suo pianto disperato, né del vuoto che lasciò nel suo cuore.
Sono passati trentacinque anni da allora e non passa giorno che io non pensi a lei.
Si chiamava Carlotta, era una persona speciale. Ed era mia nonna.

4月29日

Come musica


COME MUSICA

C'era una storia
mille storie fa
e nella storia
libri, sassi e sole.
E nei libri
parole di poesia
e tra i sassi
bagliori di ossidiana.
Occhi neri di donna
ciglia lente
versi assolati
e canti d'oltremare...
canti d'amore
canti d'allegria
canti di niente
canti per cantare.
Fra mille storie
ce ne sarà una
e nella storia
vento, strade e stelle
e nel vento una nenia
e note belle
per suonare una musica
lontana.
Per mille strade
il vento suona ancora
strade del cielo
strade di memoria
lungo mappe stellari
sconosciute
per ritrovare un sorriso
ed una storia.

4月28日

Un anno fa...una vita fa

Un anno fa…una vita fa. La seconda notte con te, l’ultima. Flashback, lampi della memoria…

…ti alzi la maglietta e battendo con il palmo aperto sullo stomaco ti lamenti “Sono ingrassato” e subito dopo “Sto crepando di fame”. Rido…"Hai la faccia stanca”. “Vuoi dire che faccio schifo?” “Ma no, sembra solo che sei passato nel pastamatic”…fai una smorfia “Ho capito, faccio schifo”. Ora ridiamo insieme…

…un piatto di orrendi rigatoni semicrudi, conditi con un ancor più terribile sugo pronto al tonno…ci metti sopra il parmigiano, ti guardo perplessa, rispondi con uno sguardo arrogante e divertito…"Beh? Mi piace così!” Anche tu mi piaci così…lo penso soltanto, penso a tante cose, non ne dico nessuna, non ne faccio nessuna. Non mi sento libera. Maledetta paura di sbagliare, sempre in agguato quando sono con te, che non vuoi parole, ma non ti accontenti solo dei fatti; che non parli di amore, ma neghi che sia solo sesso…Maledetta paura di sbagliare, maledetta paura di perderti. Mi detesto…

…mangio a fatica…non tanto perché la pasta è effettivamente disgustosa, ma perché sono con te, e la tua presenza mi toglie il fiato, per la gioia e la disperazione di averti senza averti mai davvero. La gioia di amarti, la disperazione di non essere amata. Non so cosa provi per me, non ho più il coraggio di chiedertelo, ti infastidisce e non ti piace parlare dei tuoi sentimenti… Perché non ci riesci o perché non li provi? Non l’ho mai saputo, non lo saprò mai…
Dici che le parole sono superflue: quel che conta è ciò che si prova, ciò che si sente. Io sento…sento di amarti con una pervicacia che non potrà che farmi del male; sento che tu non mi ami, che forse (forse) potresti, ma non lo farai, perché il senso del reale prevarrà su tutto in te, sempre coi piedi per terra, anzi, sul TUO territorio, inarrivabile, inaccessibile, inviolabile. Tutta la tua vita così ben programmata, e quella frase che mi dicesti quando ti conobbi, e che sempre mi risuona nella mente…“Ho già tanti problemi, non voglio averne altri”.

Allora cerco di non diventare un problema e indosso la maschera che vuoi tu, anche se a volte vorrei gridare che non vorrei più DA te, vorrei semplicemente più DI te. Vorrei che quando sei mio tu sia solo mio, che quando mi pensi, per te io sia come un rifugio, l’isola privata su cui nasconderti, ed essere felice. Non un’isola tra le mille di un arcipelago, ma l’Isola, quella speciale, quella che non c’è. Mi hai detto che lo sono, non so se sia vero. Non l’ho mai saputo. Non avrò modo di saperlo…

…non sei più nella mia vita, non hai più voluto esserci in nessun modo. Non sei più parte dei miei giorni e ancora ti penso…come il sogno non sognato fino in fondo, come le parole che non mi hai permesso di dirti, come quelle che non mi hai concesso di ascoltare. Ti penso come l’addio che non mi hai regalato. Ti penso come se tutto fosse stato inganno, come se niente fosse stato, come se fosse ancora, come non sarà mai. Amore mio impossibile, amore mio inutile, amore mio…A chi mi chiede “Come puoi essere sicura che il tuo fosse amore?”, rispondo “…e cos’altro potrebbe essere stato?”.
Il tempo passa, il tempo scioglie nodi, strappa pietosi sipari, rivela verità nascoste…il tempo uccide e ti uccide…Eppure…eppure contro la logica di quelle verità, contro quei sipari strappati…chiudo gli occhi, a volte…

…sono ancora seduta a quel tavolo, a mangiare quegli assurdi rigatoni, col cuore in gola al pensiero che fra poco mi farai l’amore e per qualche attimo ti avrò davvero. Sono ancora lì, a guardarti negli occhi. Un anno fa…una vita fa.

4月26日

Quousque tandem

Mi è capitato spesso di vedere film, in genere comici, in cui il protagonista preso da attacco improvviso di fame in momenti di estrema necessità (frigorifero vuoto alle tre di notte, ad esempio) o per sbaglio, mangia letteralmente di tutto, creme idratanti a base di frutta, maschere al cetriolo, balsami al cocco, ma soprattutto cibo per cani o gatti. Credevo fossero solo spunti di sceneggiatori volti ad indurre un sorriso allo spettatore, anche piuttosto scontati a dire il vero, in quanto non si tratta di trovate della massima originalità. Sono rimasta quindi piuttosto perplessa quando, accendendo la TV, sono incappata in una pubblicità di cibo per gatti: la voce entusiasta dello speaker annuncia la novità di questo paradisiaco alimento creato per i nostri schizzinosi amici felini, a base di tonno e riso. Poi si vede la testimonial, una graziosa tipa acqua e sapone, che prende una forchettata di questo pappone immondo, lo mangia ed esclama qualcosa tipo "Meglio di quello che preparo io!". Infine serve il gatto, evidentemente soddisfatto che per una volta sia la padrona a gradire una delle sue scatolette, e non lui a doversi mangiare gli avanzi del pranzo del giorno prima. Per qualche momento ho pensato ad un trailer cinematografico, ma poi ho realizzato: era davvero una pubblicità.

Pur ritenendo che il contenuto delle scatolette confezionate per noi umani, che sia tonno, carne o quant'altro, non sia molto diverso dai bocconcini selezionati per animali domestici; pur non trovando grande differenza di "profumo" tra certe crocchette per cani e gatti e certi cibi liofilizzati di marche famose che pretendono di portarci in tavola i sapori d'Oriente o d'Africa...beh, io all'immagine della tipa dello spot, che si delizia mangiando un "chitecat", non mi riesco proprio ad abituare!

4月25日

Dedicato

Ieri i miei genitori hanno festeggiato 42 anni di matrimonio. Li ho percorsi quasi tutti insieme a loro, spero di viverne con loro tanti altri. Sono una coppia normale, a volte parlano, a volte litigano, a volte sono complici, altre non si sopportano. A differenza di altre coppie di vecchio stampo, non vivono in simbiosi, anzi, ognuno di loro ha mantenuto negli anni la propria personalità, le proprie manie, le proprie diversità. Hanno punti di incontro, gusti in comune, a volte si tollerano, nei momenti cruciali si rispettano. E si vogliono bene. Forse il loro non è mai stato un grande amore travolgente, una passione incandescente; si sono sposati nell'età della maturità, ognuno con alle spalle frammenti di vita vissuta, anche dolorosa. Ma si sono scelti e hanno coltivato... i piccoli gesti costruiti nel tempo, il capirsi con poche parole, il saper scegliere il silenzio quando una parola in più sarebbe di troppo. E poi...le difficoltà superate insieme, le gioie condivise, i dolori vissuti...l'amore per me, unica figlia, e per mio figlio, unico nipote. E anche per il mio adorato ex marito, unico genero amato ora come prima, come un nuovo figlio. Le emozioni, tutte le emozioni che la mia famiglia mi trasmette; quelle positive, quelle negative; le rabbie, le liti, gli slanci, gli abbracci, le lacrime di tristezza o di gioia... tutte queste cose alla fine hanno un buon sapore. Che non è quello dei biscotti del Mulino Bianco, ma quello del pane quotidiano, a volte fresco, a volte raffermo, alcuni giorni divorato, altri lasciato in parte sulla tavola. Ma sempre indispensabile. Hanno il sapore di un affetto che è la mia sola eredità e il mio legittimo orgoglio, che forse non merito, ma che stringo caparbiamente a me, perchè è e sarà sempre la mia forza.

4月23日

Due sogni, una storia

Quando iniziai l'analisi, mio figlio era decisamente un bimbetto, molto sveglio ma certamente più interessato ai Pokèmon che non al tortuoso percorso intrapreso per portare a livelli meno profondi il mio oscuro subconscio. Il piccolo sapeva a malapena che la sua mamma, ogni due settimane, andava da un dottore, "l'analista", ma ignorava dove, e soprattutto perché. Non gliene parlavo, non mi chiedeva nulla, non era semplicemente argomento di conversazione.

Una mattina mi svegliai con ben fisso in mente il ricordo di un sogno: ero nello studio del dottore e guardando dalla finestra vedevo la scuola che frequentava mio figlio (cosa impossibile visto che studio e scuola si trovano in due luoghi diversi, distanti tra loro una quarantina di chilometri). Mi accorgevo che l'orario delle lezioni era terminato e chiedevo al dottore di sbrigarsi a chiudere la seduta perché il bambino stava per uscire dalla classe e non vedendomi si sarebbe spaventato. Il sogno terminava così. Non ne parlai con nessuno, nemmeno lo raccontai in seduta, perché era estate e la terapia era sospesa. Qualche settimana dopo, il piccolo si sveglia e serio inizia a raccontare: "Ho sognato che uscivo da scuola, ed ero in compagnia di alcuni amici, con cui però litigavo. Improvvisamente mi ritrovavo da solo, ed ero spaventato perché non c'era nessuno ad aspettarmi. Poi all'improvviso alzavo gli occhi e vedevo te affacciata ad un balcone di un palazzo davanti alla scuola, e mi tranquillizzavo". Piuttosto impressionata gli chiesi "E dimmi un po', secondo te da dove ti stavo guardando?". Risposta secca: "Eri nello studio dell'analista".

4月22日

Mi oppongo!

Da quando scrivo questi post, il mio pubblico non è aumentato. Sono sempre le solite cinque o sei persone che mi leggono e commentano e, fatta eccezione per Fulvia Leopardi (http://www.fulvialeopardi.it/) che ringrazio pubblicamente per il suo stoicismo, sono persone che conosco tutte "dal vivo". E' quindi evidente che questo manipolo di eroi si ritrovi a leggermi soprattutto per farmi piacere, ma che non trovi particolarmente avvincenti i resoconti di storie che bene o male già conosce. Uno di loro, oserei dire il più rompiscatole (Pino ti voglio bene), mi ha addirittura suggerito di infarcire i miei racconti di...balle... sì, non mi viene un termine migliore, anche se lui ha detto che servirebbero ad aumentare la suspence. Ma siccome io non scrivo gialli e le cose che mi capitano ritengo siano non particolarmente eccitanti, ma nemmeno talmente noiose da truccarle...mi oppongo Vostro Onore! E pertanto continuerò tignosamente per la mia strada, a scrivere cose che chi mi legge sa già. Del resto, come dice il mio "quasi amico" Ploom, chi scrive lo fa soprattutto per sé. Anche se...io non sono tanto d'accordo con lui, altrimenti non avrei aperto questa paginetta: c'è in me una dose consistente di esibizionismo, di mania di protagonismo, di arroganza mista ad insicurezza, di desiderio di esserci in un modo diverso dai soliti (soliti per me, visto che oggi i blog sono ormai come i nei di Bruno Vespa: infiniti); tutte cose che mi hanno portato a voler rendere pubblico qualche frammento della mia vita, delle mie esperienze, degli incroci della mia strada con quella delle persone che ho amato, che amo, che ho incontrato e a volte perso, che frequento e perderò o che rimarranno nella mia storia, come figuranti o come punti di riferimento irrinunciabili. E racconterò di me e di loro a chi vorrà leggermi, apprezzarmi, criticarmi, sbadigliare e decidere che proprio non ce la fa ad arrivare fino in fondo al post. Magari userò un po' di fantasia per abbellire qualche avventura, ma, Vostro Onore, dirò la verità, tutta la verità...tutt'altro che la verità! Oooops! Volevo dire: NIENTE altro che la verità! Lo giuro!

4月21日

Sere

Questa l'ho scritta qualche anno fa. Non era un gran periodo, ma poi è andata meglio. Anche questo non è un gran periodo, anche se per altri motivi. Ma forse poi andrà meglio.

Ci sono sere in cui pensare diventa faticoso e hai voglia di chiudere gli occhi e smettere di affannarti dietro mille "perchè", lasciandoti andare ad un dolce oblìo che avvolge e non soffoca, abbraccia e non costringe...
Ci sono sere in cui il dolore torna, e piangere non basta, e gridare è ancora poco...allora scegli un silenzio che lacera i ricordi più dolci, quelli che fanno troppo male, che non vorresti ricordare ma a cui non sai rinunciare, quelli a cui finisci per abbandonarti in una stupida tortura che ti lascia sfinito nel corpo e nella mente...
Ci sono sere in cui daresti l'anima per uno sguardo, e fissi gli occhi sulla persona che hai accanto e pensi, in un guizzo di inutile ironia, alla strofa breve e terribile di una vecchia canzone: "Ma noi...un tempo ci amavamo..."
Ci sono sere, prima di primavera, in cui l'aria gelida si spezza in un tepore lieve e improvviso, e senti che in mezzo al petto batte più caldo il cuore e qualcosa di diverso respira...un anelito, una speranza, un inaspettato desiderio di baci nuovi e di vecchie emozioni...
Ci sono sere in cui la voglia di ribellione ti chiude la gola in un grido silenzioso, e una speranza disperata ti invade la mente mentre pensi che no, non sarà sempre così, perché così è come morire...
Ci sono sere in cui ritrovi negli occhi sereni di chi ami antiche sensazioni, palpiti di vita vissuta...e scopri che basta ricevere un sorriso per tornare a sorridere...
Ci sono sere un po' così...Sere da illudersi. Sere da dimenticare. Sere da vivere.

4月19日

Cominciò un mattino d'autunno

In un post di qualche tempo fa, parlavo di scelte, di caso e di destino. Credo in Dio, non ho una Fede consolidata. Non capisco le contraddizioni delle Religioni, non accetto le imposizioni assurde (per me, assurde) che ne derivano, ma non sempre riesco a sottrarmene. Temo il destino, ma credo nel libero arbitrio. Insomma, idee abbastanza confuse. Non ho un'idea ben precisa sul cosa o chi governi le nostre vite, e devo dire che fino a qualche anno fa nemmeno mi ponevo tanto il problema. Cose come predestinazione, premonizioni, strane coincidenze, non mi avevano mai sfiorata. Nel mio passato un unico sogno premonitore: mia madre mi aveva comprato il cioccoblocco di cioccolata bianca, ma si era sbagliata e quando andavo a controllare era quello bicolore. Il mattino dopo, nel frigo, avevo trovato il cioccoblocco bicolore, tal quale a quello del sogno, sbagliato pure nella realtà. E tutto era finito lì. Niente numeri del lotto (una volta un ambo stiracchiato da un sogno su mio suocero: vinsi 12.000 lire), niente presagi, niente di niente. Un soggetto totalmente piatto dal punto di vista del paranormale, che para normale, e per me lo era decisamente. Tutto questo finché, qualche anno fa, mi buttai per motivi seri nell'avventura dell'analisi. Quella proprio con tutti i crismi, psicoanalisi per essere più precisi, junghiana per esserlo ancora di più. Mi ci buttai nonostante tutte le mie amiche mi dicessero "Non andare, finirai con l'analizzare l'analista!".

Cominciò tutto un mattino di settembre, e non sapevo ancora in cosa mi sarei andata a cacciare, e non lo sapeva nemmeno il "povero" dottore che mi ebbe in Sorte (o Caso, o Destino, chissà). Un appartamento banale, una luce cruda, una sala d'aspetto con un orribile tappeto etnico la cui trama formava dei leoni antropomorfi dallo sguardo basito. Chiunque, entrato là dentro anche per caso, avrebbe avuto poi bisogno di supporto psicologico. Lo studio asettico, pochi oggetti anonimi, un lettino rosso un po' sfondato, sulla scrivania nuda un fermacarte di apparente quarzo rosa. L'ambiente non era dei più accoglienti, per fortuna il dottore sì. Infatti solo molto tempo dopo seppi che quello studio non era suo, ma di una collega a cui lui si era momentaneamente rivolto in attesa di allestirne uno proprio. Si dice "noi siamo quello che mangiamo"...io penso che "noi siamo l'ambiente in cui viviamo". Non mi sarei trovata mai in sintonia con un tipo che assomigliava a quello studio, anzi, probabilmente sarei scappata a gambe levate dopo la prima seduta, invece tornai per la seconda, e via via per tre anni. E durante quei tre anni avrei scoperto alcune cose fondamentali: che non sempre in analisi si piange e si parla di cose drammatiche... ricordo ore intere passate a ridere con il terapeuta anche di argomenti seri, e non per stupidità; che si può simpatizzare ed empatizzare (odio questo termine, mi suggerite un sinonimo?) con un essere umano anche senza sapere praticamente nulla di lui; che non è obbligatorio stendersi sul lettino; che in analisi i sogni diventano assurdi come film diretti da un regista che sintetizza il peggio di Almodòvar e Fellini; che la comunicazione inconscia è sempre in agguato (e qui entra in gioco la questione delle premonizioni, o "anticipazioni", come le chiamava il doc). E soprattutto avrei avuto la conferma che l'analisi non risolve i problemi ma aiuta ad affrontarne alcuni esistenti e ne porta a galla altri che non si sa nemmeno di avere. E che è già molto se non ne crea di nuovi :-).

Ma di questo, come diceva la voce fuori campo alla fine delle puntate di Heidi, vi racconteremo la prossima volta.

4月18日

MAC P 100

Ventidue anni fa, più o meno in questo periodo, il III A del Liceo che frequentavo festeggiava il MAC P 100, ovvero il centesimo giorno prima dell'inizio dell'esame di maturità. Che nostalgia! Allora ero giovane, bassa e insignificante. Ora sono cambiata: sono più vecchia. Ero anche innamorata di Giulio, un mio compagno di scuola...un amore impossibile (ma perché gli anni passano e certe cose restano dannatamente invariate?). Lui era bello, moro, tenebroso e sessualmente ambiguo. Non ho capito ancora adesso se ci era o ci faceva, ma tanto bastava perché lo trovassi intrigante. In realtà io non mostravo niente, scrupolosamente impegnata a nascondere la mia passione a lui e ai miei compagni di scuola. Che tuttavia, dopo un'attenta analisi comportamentale della sottoscritta (avevo preso a truccarmi, a mettermi minigonne e jeans attillati, portavo lo zaino invece della cartella e correvo per i corridoi urlando), erano giunti alla conclusione che qualcosa bolliva in pentola. Dopo aver subodorato l'innamoramento in corso, in dubbio se mi piacesse Giulio o Ettore (un compagno con cui non facevo altro che litigare), tramarono una complicata trappola alle mie spalle, e la fecero scattare il giorno del MAC P 100. Tutti al mare, quel giorno, nella villetta di una danarosa compagna di classe, completa di giardino con palme frondose e spiaggetta privata. Dopo un lauto pranzo (si fa per dire, perché i miei cari amici avevano irrorato le mie penne all'arrabbiata di abbondante tabasco, per cui avevo mangiato poco e niente e mostravo anche i sintomi di un' intossicazione alimentare che lungi dallo stroncarmi mi aveva allentato i freni inibitori), tutti in spiaggia a fare foto. Non so a chi venne la geniale idea di girare un fotoromanzo, ma dopo una conta alquanto sospetta, uscì fuori che i protagonisti saremmo stati guarda caso io, Giulio ed Ettore. La trama da sviluppare era la seguente: io e Giulio amanti clandestini, venivamo sorpresi in flagrante adulterio dal mio legittimo consorte, Ettore, che dopo aver preso a schiaffoni la fedifraga, mostrava il suo vero volto: non era stata la gelosia per me a spingerlo alla violenza, bensì la passione nascosta per il mio amante. Qualcuno disegnò un cuore sulla spiaggia, e al centro del cuore finimmo io e Giulio avvinghiati in un torbido abbraccio, mentre da lontano arrivava Ettore, bastone alla mano e sguardo da folle. Solo che io invece di avere l'aria appassionata, ridevo come una pazza e cercavo di scostarmi da Giulio, che pur non interessato alla sottoscritta, tentava di stringermi facendo lieve gioco di bacino. Un coro urlante di compagni ripeteva "bacio bacio" e io diventavo sempre più rossa, un po' per l'imbarazzo, un po' per il ridere e molto per il tabasco, mentre il tipo ambiguo quasi quasi ci stava pure (ma solo per assecondare l'inclito pubblico). Ettore arrivava e per poco non mi prendeva a schiaffi per davvero, e infine andava via sculettando (aveva davvero un bel sedere, Ettore), sottobraccio al compare, che sembrava molto meno femmineo di lui. Il tutto accuratamente fotografato dalla "regista". Mi divertii come una pazza, quel giorno, nonostante il tranello e il tabasco. E l'unica a capire qualcosa fui io: Giulio non mi piaceva più, che liberazione!

Di questi tempi, in cui dilaga il sesso scolastico ripreso da cellulari e divulgato via internet, ripenso con tenerezza a quegli anni e alla bonarietà di quegli scherzi. Di quel giorno mi resta uno splendido ricordo di sole, di mare e di allegria. E una manciata di foto: io e Giulio abbracciati in un cuore abbozzato sulla sabbia, Ettore che brandisce un bastone, e sullo sfondo Pippo, un altro compagno di scuola, che, indifferente alla scenetta che si stava recitando, disegna con un ramoscello "cazzetti" sulla spiaggia. Quando si dice badare al sodo...

4月14日

Io lavoro al bar...

...non di un albergo a ore, ma di un cinema. Anche se momentaneamente inattiva per motivi di salute, sono cameriera, e all'occorrenza barista, anche se per preparare il mio primo cappuccino ho dovuto fare due anni di gavetta. La mia mansione principale è quella di prendere ordinazioni e servire ai tavoli. Come ruolo accessorio, ho quello di bersaglio mobile del figlio dei titolari. Niente di quello che immaginate: non esercita mobbing, non ci prova, non mi maltratta, non mi sfrutta biecamente. Semplicemente rompe. Il suo divertimento principale è prendermi in giro, per la mia lentezza (mi ha cordialmente soprannominata "il bradipo"), per la mia permalosità, ma soprattutto per la mia statura. Tanto per dirne una: la prima volta che mi ha vista (mi ero presentata per il periodo di prova), ha pensato "E l'altra metà quando arriva?". Ora, non è che un metro e cinquantotto sia questa altezza vertiginosa, ma vogliamo considerare che lui misura più di un metro e novanta? Dove sta scritto che sia io ad essere fuori norma, o per lo meno che sia SOLO io ad esserlo? Di solito gli rispondo che non mi aspetto che dalla sua bocca escano sacre verità, visto che a quell'altezza il suo cervello riceve poco ossigeno. Altre volte lo mando a quel paese senza troppi giri di parole. Talvolta riesco ad essere anche più cattiva, esprimendo apprezzamenti non riportabili su un blog a cui possono accedere liberamente anche dei minori. Quando il soggetto in questione non è più capace di ribattere, ricorre alla brutalità pura: mi arpiona le spalle, che ha purtroppo scoperto essere un mio punto debole. Nel senso che mi fanno un male boia e vedo le stelle appena viene esercitata una pressione di poco superiore a quella a cui potrebbe accedere un bambino di due anni. E qui la forza bruta vince su ogni intelligenza... curiosamente, da quando gli ho ficcato le unghie sul dorso della mano raggiungendo quasi il metacarpo, i suoi attacchi frontali sono diminuti. Come si suol dire, à la guerre comme à la guerre, o più nostranamente, quando ce vò ce vò. Anche se la difesa migliore mi viene da suo padre, il titolare del bar, che quando assiste a queste scene, in genere commenta "Mah...ai miei tempi le donne le pizzicavo pure io, ma mica sulle spalle!".

4月13日

Alianorah, l'altra gallina.

Perché il mio nickname è (da sempre) Alianorah? Perché il titolo di questa pagina è "l'altra gallina"? Sono certissima che TUTTI voi, numerosi come grilli in un prato in una notte di agosto, vi starete ponendo queste domande. Ebbene, chi conosce Lupo Alberto, il mitico lupo azzurro creato da Silver negli anni '70, non faticherà a trovare una risposta. Per chi invece non è ben addentro la materia, spiegherò concisamente:

Lupo Alberto è un lupo che vive ai margini di una fattoria, la McKenzie, dove dimora la sua eterna fidanzata, la gallina Marta. Evidentemente, il rapporto sentimentale tra una gallina e un lupo appare poco probabile e alquanto sospetto a Mosé, il bob-tail che monta la guardia alla fattoria, che non perde occasione per ostacolare questo nobile sentimento, in genere riducendo in poltiglia il povero Alberto durante le sue incursioni notturne al pollaio/casa della sua amata. In seguito ad una delle sue disavventure, Alberto si trova a sorvolare monti e mari appeso ad un ombrello, finché una raffica di mitra non lo fa precipitare sulla spiaggia di Beirut. E qui avrà un incontro che lo segnerà per sempre: in una capanna in riva al mare, vive con il suo vecchio padre Alianorah, una procace ma ingenua gallina che per qualche tempo prenderà il posto di Marta nel suo cuore. Con lei, e solo con lei, Alberto giocherà a "rubagallina"; e si delizierà dei suoi speciali "bacetti della buonanotte". Un gruppo di salvataggio arriverà presto a recuperare il recalcitrante Alberto per riportarlo a casa, ma una parte di lui rimarrà per sempre sull'assolata spiaggia libanese, in compagnia della dolce Alianorah, l'altra gallina.

Il personaggio di Alianorah mi intenerisce, perché racchiude in sé la dolcezza irraggiungibile di un sogno perduto. E quel pizzico di trasgressione e di proibito che rende più struggente ed eccitante ogni sogno. Alianorah non è tanto quel che sono, ma quello che a volte vorrei essere. Lontana dal banale, esotica, un po' tentazione, un po' chimera e un po' meno gallina ruspante...




4月11日

A volte succede

A volte ...
...succede che ti guardi intorno e vedendo quel che hai costruito
lo senti talmente estraneo da non riconoscerlo più come tuo...
...succede che senti una canzone che ami e improvvisamente
non sopporti più il suono di quelle note, il senso di quelle parole...
...succede che osservi le persone care e ti appaiano estranee
e lontane come le stelle...
...succede che rivedi il tuo film preferito e lo trovi talmente
insulso da non capire cosa mai ci avrai trovato di bello un tempo...
...succede che incroci per strada un amico che non vedi da
tanto e pensi che avresti dovuto scegliere un altro percorso, perché quel
giorno proprio non è aria...
...succede che il mondo giri, e a te sembri di girare dall'altra
parte...
...succede sai? non sentirti in colpa. Succede a tutti...poi ci si "sveglia",
e si ricomincia a vivere.



4月6日

Scelte

Chi non si è mai trovato di fronte alla necessità di compiere una scelta, alzi la mano. Ops...i miei lettori, tre o quattro in tutto, probabilmente non lo faranno, ma anche se queste parole le avesse scritte Beppe Grillo sul suo blog leggermente più letto di questo, nessuno avrebbe mosso un dito. Perchè le scelte sono all'ordine del giorno, e in diversa misura tutte importanti. Persino decidere di indossare un vestito piuttosto che un altro può avere rilevanza, perché l'apparire influisce sull'essere, nostro e degli altri. L'abito fa quasi sempre il monaco, almeno a prima vista. Ogni decisione, ogni scelta, per quanto possa sembrare futile e irrilevante, cambia la trama e l'ordito del tessuto di cui sono composte le nostre esistenze, impercettibilmente o macroscopicamente. Eh sì, perché poi ci sono le Scelte, quelle con la ESSE maiuscola, che in male o in peggio (sono ottimista, io), ti cambiano davvero la vita. Scegliere un determinato corso di studi; decidere se restare al paese da discoccupati sperando in un miracolo; o trasferirsi in città per trovare un lavoro, sperando in un miracolo; scegliere se vivere un amore che sappiamo ci farà soffrire però è meglio che stare soli e poi in fondo, chissà, potrebbe andare anche bene; decidere di non vivere un amore che ci renderebbe felici, perché altri ne soffrirebbero; scegliere se avere un figlio, per amore o egoismo; scegliere di non averlo, per dolore o per rabbia...
Che si creda al Destino o al Caso, è in fondo poco importante. Immagino la vita di ognuno come una grande strada tracciata, piena di traverse, bivi, incroci: il traguardo forse è già segnato, ma i mille modi per arrivarci dipendono anche (non solo, purtroppo) da noi. E non possiamo sapere se la nostra scelta sarà quella giusta, né sarà utile domandarsi, durante il cammino, cosa sarebbe successo se avessimo deciso altrimenti. Però la scelta è l'unica arma che abbiamo in dotazione per rendere la nostra vita un po' più NOSTRA. A volte è semplice, spesso difficile. Qualche volta doloroso. Ma chi ha mai detto che la vita è un mestiere tranquillo?


LA VIA CHE NON PRESI
Due strade divergevano nel giallo bosco
mi dispiacque non poterle prendere entrambe, ero un solo viaggiatore.
A lungo stetti a guardarne una
fin dove giungeva lo sguardo,
lá dove piegava nel sottobosco,
poi seguii l'altra.
Tenni la prima ancora per un giorno,
sapendo come ogni strada conduca ad un'altra strada,
dubito che mai torneró indietro.
Forse lo diró con un sospiro chissá dove,
fra anni e anni chissá quando:
"Due strade divergevano nel bosco
e io, io scelsi la meno frequentata.
E proprio in questo è la differenza".
(Robert Frost)


4月4日

Sanasanità

Forse capita un po' a tutti, ma a volte ho la netta sensazione di essere una calamita per persone "particolari". Insomma, chiunque conosca, ovunque lo conosca, mi si mostra sotto aspetti anomali o comunque desueti. Dal bottegaio, al parrucchiere, al vigile, sembra che in me ci sia qualcosa che fa uscire fuori la stranezza delle persone, in negativo e in positivo. E così, quando mi capita di raccontare ad amici quello che mi succede, la frase che mi sento ripetere in continuazione è "Ma tutti tu li conosci!"
Ad esempio, qualche mese fa, durante un controllo medico (per la precisione una ecografia intravaginale) il dottore, un tipo spassoso e ridanciano, mi illustrò con dovizia di battute la collocazione dei miei organi genitali interni, e mi raccomandò di essere prudente per eventuali attività erotiche nei giorni seguenti perché ero in fase preovulatoria. Dopodiché mostrandomi sul monitor il mio ovaio destro mi disse..."Vede? quello è il follicolo...". Al mio chiedere come stesse l'ovaio di sinistra lui me lo indicò prontamente e commentò "Ecco, se ne sta qui buonino. E' quello di destra che crea scompiglio...Bastardo! Del resto, è di destra!". Poco dopo, al termine dell'indagine endoscopica, poiché l'infermiera presente raccontava che qualche giorno prima aveva fatto credere ad un finanziere di avere sul terrazzo dell'ospedale una piccola coltivazione di marijuana, il tipo salì in piedi sulla scrivania per poter meglio sbirciare dalla finestra e constatare se qualcosa di vero potesse esserci nelle parole della donna (ed eventualmente approfittarne). Un ginecologo con tre C: comunista, "cannarolo" e comico? Beh. Tutto sommato, considerando quanto sono tristi certi ambienti, e come a volte la scontrosità sia un optional gratuito fornito al personale medico e paramedico, ben vengano un sorriso e una battuta. Naturalmente fatte salve la competenza e la scrupolosità, che troppo spesso invece sono optional molto costosi.

4月2日

Nove anni fa

Questo scritto risale a nove anni fa. Anche se adesso il mio piccolo non è più tanto piccolo, la tenerezza che continuo a sentire per lui è tale da permettermi di ricordare con chiarezza le sensazioni che provavo allora, quando guardarlo mi suggeriva queste parole:

LUI
Un esserino quasi insignificante: due anni di vita, quattro spanne d'altezza per 15 chili scarsi di peso, un naso minuscolo sotto due occhioni sgranati, in cui ancora aleggia, sempre più lieve, il ricordo di quando galleggiava in un mondo di suoni ovattati e luce tenue, prima di essere catapultato tra noi. Osservo il suo passo un po’ traballante, il suo camminare in punta di piedi quando è distratto o ha fretta di raggiungere qualcosa o qualcuno. Studio il suo modo di arricciare la bocca, quando vuole chiedere qualcosa di speciale, accattivarsi le simpatie di qualcuno, farsi perdonare l'ennesima marachella. Ed è incredibile come già abbia affinato le arti della lusinga e della malizia, e come le sue smorfie non siano più del tutto involontarie, ma diventino sempre più spesso valide armi con cui ottenere ciò che vuole, dal bacio, al sorriso, al perdono. Detesto i suoi capricci, adoro la sua risata cicciottella, amo le sue mani paffute, che stringono il tutto e il nulla, un universo infinito di possibilità, l'oscurità di un futuro imprevedibile. Non ha niente di speciale ma lo è, perché è uguale a tutti gli altri, ma diverso da tutti. E’ la mia realtà, la mia palla al piede, una gioia senza fine, il rompiscatole più grande del mondo. E’ la mia vita. E’ mio figlio.


4月1日

Poche idee ma confuse

Qualche giorno fa una mia amica mi ha detto "Ho un blog su MSN". E io ho pensato "E che ci si fa con un blog"? Un ripostiglio per pensieri, un angolo dove scrivere per sé stessi e per gli altri. Io ho sempre scritto, anche senza blog, anche senza avere molte cose da dire. Però...l'idea di una pagina WEB tutta per me, da scomporre e ricomporre, a cui cambiare aspetto e forma (pur nei limiti delle opzioni fornite), la possibilità di mettere e togliere a mio piacimento pensieri, parole e onde umorali, mi ha stuzzicata. Non so nemmeno se diffonderò questo indirizzo, se scriverò per me, in una sorta di (auto)analisi una volta tanto gratuita, o se vorrò condividere queste pagine con qualcuno. La mia vita è piuttosto monotona, i miei pensieri mediocremente intelligenti, e odio l'idea di annoiare le persone. Intanto parto. Con una sicurezza, per me irrinunciabile: questo Spaces può essere cancellato con un click. La reversibilità degli accadimenti è una condizione fondamentale di serenità per me. A molti aspetti della vita non è applicabile, a questo spazio sì, e questa possibilità è la garanzia del suo esistere.