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10月31日 Le avventure della piccola Alianorah. Terza puntata.Ero una tenera duenne...bienne...insomma, avevo due anni e i miei genitori mi portarono a spasso per il paese in un tiepido pomeriggio domenicale. In genere queste passeggiate iniziavano con me beata in passeggino e proseguivano con me piangente in passeggino. I pianti non terminavano finché mio padre non mi prendeva in braccio mentre mia madre continuava a spingere l'odiato mezzo di locomozione vuoto. Insomma, quel pomeriggio, mentre osservavo l'ambiente circostante saldamente piazzata in braccio a papà, incontrammo il sacerdote che curava la parrocchia a cui appartenevamo. La mia non è mai stata una famiglia particolarmente praticante, ma col fatto che mio padre fino a 15 studiò in seminario e che quel sacerdote aveva celebrato poi il suo matrimonio con mamma, i rapporti erano piuttosto cordiali. Si fermò dunque a fare due chiacchiere con i miei e, ad un certo punto, mi si racconta, chiese "Posso offrirvi qualcosa al bar?" e al rifiuto dei miei genitori, si rivolse a me "E tu? Vuoi qualcosa?". Io non ho ricordo diretto di quel che successe, ma mia madre mi racconta ancora oggi, con un po' di divertito imbarazzo, che esclamai decisa (a due anni parlavo già benissimo, cioè, si fa per dire) "Sì! Un acqua di merda!". Il buon parroco fortunatamente non capì e cercò vanamente di farsi ripetere la risposta dai miei che si allontanarono a velocità della luce, balbettando "Mah, non so, acqua e menta, credo..." e adducendo un improvviso impegno che impediva loro di trattenersi. Non fu mai chiarito chi mi avesse "insegnato" quella simpatica frase (era escluso che mi fossi "sbagliata"), anche se i sospetti caddero sul mio nonnone materno, un tipo originale che, quando alzava un po' il gomito (praticamente ogni giorno) si lasciava andare a colorite espressioni ricche di termini ai confini del turpiloquio. Quel che è certo è che, da quel giorno in poi e per lungo tempo i miei genitori, quando incontravano il parroco, cambiavano prontamente strada. Hai visto mai che, ripensandoci, avesse capito quel che avrei voluto ordinare al bar! 10月30日 SfogoChissà perché mi ostino a cercare comprensione e conforto da persone che, avendo una visione della vita diametralmente opposta alla mia, finiscono spesso per dirmi, pur in buona fede e nel tentativo di aiutarmi, cose che non comprendo (cioè, come avrebbe detto il mio ex analista, "non prendo con me", pur capendole) e che non sento appartenermi minimamente. E più cerco di spiegare le mie motivazioni, più non vengo creduta, accusata di cercarmi inconsciamente degli alibi per evitare di prendere decisioni, di pensare troppo e male quando invece dietro i miei comportamenti non c'è nessuna strategia, ma semplicemente ci sono io, coi miei modi di agire che possono essere giusti o sbagliati, condivisibili o no, ma sono miei e spesso non premeditati. Così finisce sempre che nel botta e risposta io esco perdente, perché vengo sommersa da argomentazioni che non capisco perché non riconosco mie e che la controparte ritiene essere giuste e sacrosante, non preoccupandosi, da un certo momento in poi, di "ascoltare" più quello che ho da dire, e limitandosi a martellare, in modo involontariamente derisorio, ribattendo sempre sugli stessi punti mentre io cerco, vanamente, di spiegare che le cose non stanno così, e mi dispero per farlo capire, inutilmente. Quando poi la controparte, ad ogni cosa che cerco di spiegare, mi risponde con "se se, vabbè, continua così che non otterrai niente"; oppure con un "inutile che PENSI, tanto non ci prendi mai"; per non dire "tu fai apposta a comportarti in un certo modo, così hai la garanzia di fallire" (proprio nel momento in cui ho fatto tutto quanto mi era possibile per riuscire, giuro); e prospettandomi soluzioni che proprio non riesco ad adottare e non accettando un "non ci riesco" come risposta...beh, mi cominciano a girare le palle e preferisco troncare la discussione, e rischiare di perdere anche un amico vero, ma a volte troppo distante da me. Lo so, non si capisce niente di quello che ho scritto, ma avevo bisogno di sfogarmi, altrimenti frantumavo il monitor ed era assai più controproducente che scrivere un post. 10月27日 Natale a FerragostoPrecorro i tempi e in onore al freddo arrivato come una mannaia nei giorni scorsi, sarò anacronistica, ossimorica, ridondante, sinestetica e occasionalmente onomatopeica. Fra qualche giorno (dopo il 2 novembre, si spera) inizierà decisamente il periodo prenatalizio. Si lo so, prima iniziava ai primi di dicembre; e prima ancora il giorno dell'Immacolata; e prima ancora il giorno di Santa Lucia; e ai tempi dei miei genitori, il periodo prenatalizio durava un giorno, quello della Vigilia. Fra vent'anni probabilmente inizierà a Ferragosto. Ma tant'è: al bar sono arrivati i torroni e fra un po' saremo sommersi dai panettoni. Le vetrine si coloreranno di oro, argento e mirra. I babbi natale cominceranno a pendere dai balconi come tanti malfattori sorpresi con le mani nel sacco, letteralmente. Arriverà il film di Natale con De Sica e compagnia che faran finta di brindare all'anno nuovo illuminati dal sole dell'estate scorsa. La domanda più domandata sarà: che fai a Capodanno? La risposta più risposta sarà: ho tre o quattro possibilità, ma ancora non ho deciso (generalmente, chi dice così rimane a casa sua con un muso lungo da qui a lì). E io compirò 41 anni. Ma non vi viene già voglia di cantare "Jingle bells"? Non vi sentite irrefrenabilmente pervasi da una allegra frenesia sbrilluccicante? Non vi sentite irresistibilmente attratti dal rosso, dagli alberi illuminati, dal frusciare delle carte da regalo, dalle palle che girano vivacemente...Ah ecco, sento un coro di virtuali "sììììì" soprattutto in risposta a quest'ultima domanda! Allora è vero che il Natale ancora accomuna tante persone! P.S. lo so, a molti il Natale piace. Anche a me piaceva assai prima. Mah...sarà la vecchiaia che incombe. 10月24日 E adesso...pubblicità!Lo so che è banale, lo so che lo fanno tutti, che è come sparare sulla crocerossa ecc ecc...ma ogni tanto io devo parlare di pubblicità. Questo perché non riesco a capacitarmi di come possano essere pagate persone che inventano frasi del tipo "Abbiamo fatto provare a sette donne vere questo deodorante". Che vuol dire "sette donne vere"? Che fino ad allora lo avevano fatto provare a bambole gonfiabili? O, come è più plausibile, è una parziale ammissione di colpa e falsità, come dire: queste non sono le solite attrici prezzolate che dicono che il prodotto funziona e invece dopo tre minuti puzzano come caproni sotto il sole di agosto. Di queste "testimonialsss" possiamo fidarci anche noi, donne vere come loro: potremo avere ascelle sempre in primo piano e disinibite (o disinvolte, o non so che altro cavolo di termine usano) e camminare a braccia alzate anche quando andiamo a fare la spesa. Un altro gioiello di slogan l'ho sentito proprio oggi. A proposito di un detersivo "salvacolori", una voce femminile, probabilmente di una donna vera con l'ascella sempre in primo piano, esclama "io amo il rosso! è molto più allegro del grigio!". Ma dai! Il rosso più allegro del grigio!? E magari quella cosa tonda che si vede nel cielo di notte non è nemmeno una frittata! Non si finisce mai d'imparare. L'inflazione poi, ha investito anche il mondo degli spot. Una barretta di cioccolato alla nocciola costa ben un euro, se va prendersela uno scoiattolo dall'apposito distributore automatico. Oppure è una forma di discriminazione nei confronti degli scoiattoli. O una vendetta da parte degli abitanti del bosco che si sono stufati di farsi scoreggiare in faccia dai simpatici roditori che ormai in overdose da gomme da masticare, vedono incendi anche dove non ce ne sono e stanno sempre lì a liberarsi l'intestino da gas venefici. Un cenno necessario va alla carne in scatola che fa sbocciare fiori e rinverdire alberi ovunque passi. E poi...sta bene con te, sta bene con me, sta bene con mia zia... Sta bene con tutti. Questa simmenthal o è una ruffiana o ha decisamente poca personalità, ma non le si può negare un certo talento nel giardinaggio. Quasi quasi ne pianto qualche scatola in giardino, vediamo se diventa una giungla come in tv. E infine, una vibrata protesta contro la pubblicità dei panini con pezzetti di cioccolata del mulino bianco, che vengono paragonati a quelle belle rosette croccanti che mangiavamo da piccoli, spalmate di nutella o con la barretta di cioccoblocco infilata direttamente in mezzo. Imbroglioni! Millantatori! Quei cosi mollicci non sanno di niente e se proprio volete propinarceli, inventatevi qualcosa di nuovo, non prendeteci in giro in modo così impietoso giocando sulla nostalgia di sapori inconfondibili e troppo impressi nella nostra memoria da poter essere cancellati dai vostri paninetti mosci. Ecco! 10月22日 Santa pazienza!Capita spesso: un gruppo di persone si siede a un tavolino della sala da thè. Mi avvicino per prendere l'ordine e loro ti guardano con aria offesa. La più offesa di tutti (generalmente una donna), alza un sopracciglio e con voce imperiosa esclama "Vorremmo il menù!". Più che giusto. Gliene porto quattro: due per le cioccolate in tazza (due marche differenti), due per le tisane (anche qui due marche differenti). Abbiamo circa quaranta tipi di cioccolate e altrettanti di tè e tisane. Si suppone che la scelta possa essere laboriosa, ma i clienti, appena consegnati i menù, li ignorano e si mettono a chiacchierare fitto, a scambiarsi i cellulari per vedere le varie foto, a ridacchiare. Passano i minuti, cinque, dieci. Torno al tavolo e la portavoce, un po' meno imperiosamente "Ehmmm, un minutino ancora, grazie". Li fulmino con lo sguardo e loro capiscono l'antifona: si decidono a guardare i menù e passano in rassegna ogni tipo di prodotto, si scambiano le brochure, parlottano. Dopo un lasso di tempo ragionevole mi avvicino, taccuino e penna alla mano. E qui ci sono delle varianti: Gruppo sfigato: mi chiedono invariabilmente varietà di cioccolate o tisane che abbiamo terminato. Dopo lunga e penosa ordinazione, ripiegano disperati sul "thè al limone" o la "cioccolata al latte". Gruppo perditempo: ognuno comincia a dire "ordina prima tu"; "no, prima tu"; "no, io per ultimo"; "si ma tu che prendi?". Alla fine si copiano a vicenda e finiscono tutti col chiedere la stessa cosa. Che in alcuni casi (e si ricade nella tipologia precedente) è terminata. Gruppo kamikaze: composto da persone che amano rischiare forte, chiedono la tisana tibetana purificante, l'infuso al ginepro e bacche di pino, la cioccolata limone e rosmarino, il thè allo zafferano, la crema al pepe. Io scrivo diligentemente e dentro di me mi scompiscio. Dieci minuti dopo se ne vanno lasciando praticamente tutto nelle tazze. Gruppo rompicoglioni 1: accade soprattutto nei gruppi numerosi: ognuno prende tassativamente una cosa diversa dall'altro, e così mi ritrovo a rimpiangere di non aver mai imparato a dattilografare. Ordine tipo del gruppo rompicoglioni 1: cioccolata alla menta con meringhe; cioccolata al caramello con panna e biscottini al cioccolato; cioccolata alla cannella, senza panna con amaretti; cioccolata al latte ma fatta con l'acqua, con smarties e dadini di mou; cioccolata fondente con panna e codette alla banana; cioccolata alla meringa senza meringhe, con panna, stelline di zucchero colorate e una spruzzata di cacao; cioccolata bianca ai frutti di bosco, ma se mi ci leva le more che son troppo aspre; cioccolata senza cioccolata con poca panna se no ingrasso. Ecc. ecc. Gruppo rompicoglioni 2: dopo aver studiato a fondo TUTTE le cioccolate e TUTTE le tisane, e chiesto dettagliate informazioni, ordina due caffè, un cappuccino, una schweppes e una coca cola. Gruppo hannodecisotuttimenouno: l'ordinazione è rapida, ma c'è sempre quella (anche qui, quasi sempre donna), che non si decide. Si guarda attorno con aria smarrita e sorriso ebete, chiede ad ognuno cosa ha ordinato, scuote la testa dubbiosa. Gli amici cominciano a prenderla in giro, io mi guardo intorno per non far vedere che sto perdendo la pazienza. Lei assume un espressione disperata, diventa rossa, strabuzza gli occhi e infine esala: "Ehm, argh, io...ecco...un bicchiere d'acqua liscia..." e, mentre mi allontano, aggiunge, in un rigurgito di dignità "...se possibile a temperatura ambiente!". 10月18日 L'amico della porta accantoAvere come vicino di casa uno scapolo piacente ha dei vantaggi solo nell'immaginario collettivo perché, almeno per esperienza personale, nella realtà è un guaio. Il mio contiguo, con il quale divido il muretto di recinzione che separa i nostri giardini (per la cronaca il MIO muretto divisorio che lui ha deciso che era anche SUO quando ha costruito la casa) ha 46 anni, non è sposato e non lo è mai stato (e penso non lo sarà mai), è fisicamente passabile ma si considera uno strafigo. E' persino simpatico, ma ha un difettuccio: mi caga solo quando gli serve. Se ha bisogno che qualcuno gli apra la palestra (che ha sotto casa); se si impicca col pc (io al confronto sono Bill Gates al quadrato); se si deve sfogare per problemi di cuore; in tutti questi casi si attacca al mio campanello. Quando non gli serve niente, non lo vedo per settimane, per non dire mesi...e non è facile non vedersi MAI con uno che abita a un tiro di sputo. Il simpatico zuzzurellone, che chiamerò convenzionalmente Marco, è altresì appassionato di musica anni '70 e '80, ma non sapendo quasi come si accende un pc, mi ha eletta sua masterizzatrice ufficiale. Non parliamo poi dei suoi problemi con i server di posta elettronica. Proprio ieri l'altro, dopo due mesi, dico due, di silenzio assoluto, è ricorso a me perché non sa come spedire email alla sua fidanzata brasiliana. O meglio, le email che spedisce tornano sempre indietro, e allora, cosa c'è di meglio che chiedere a me di creare un nuovo indirizzo di posta elettronica e delegarmi il compito di comunicare con la bella brasileira, che tanto sono lettere brevi visto che lui non sa il portoghese e lei non sa l'italiano? E così, in via del tutto temporanea, da un paio di giorni scambio brevi email con una tipa che vive oltreoceano e che crede di scrivere al suo bel macho italiano. Che dal canto suo, si è mollato con la sua fidanzata italiana e soffre, non solo perchè la ama (dice lui), ma anche perché ha un limite di resistenza ai richiami della carne calcolato intorno ai sei giorni, i sei giorni stanno per scadere e lui non ha nessuna sottomano che sia disponibile ad un farfugliamento mordi e fuggi nella sua camera da letto. Con tutto ciò, e sapendo che so quel che so, oggi ha avuto il coraggio di chiedermi come faccia io a resistere a non vederlo per giorni e giorni, sapendo di averlo al di là del giardino, in tutta la sua bellezza irraggiungibile; perché siccome ci conosciamo da un sacco di anni, con me lui non potrebbe mai provarci...oh my God... 10月17日 Il ritorno di DamienDomenica scorsa, nella sala da thè annessa al bar dove lavoro, c'è stata una festa di compleanno. Una trentina di invitati, cibo da sfamare un esercito, una torta gigantesca che non entrava in nessun frigo. Una festa di compleanno per una bimba che compiva un anno. Mi chiedo cosa faranno per la sua prima Comunione, i diciotto anni, la laurea, il matrimonio! Ma non è questo il punto, so di persone che addirittura distribuiscono partecipazioni e bomboniere per analoghi eventi. Il punto è che tra gli invitati c'erano parecchi bambini, e tra questi bambini c'era anche un mini Belzebù. Insomma, non so quanti abbiano visto il film "Il presagio". In questo horror movie degli anni settanta, un già cadente Gregory Peck, diplomatico americano a Roma, si reca in Ciociaria per adottare un bimbetto senza famiglia ospitato da un convento. Quell'innocente creatura si rivelerà essere l'Anticristo e solo nel terzo capitolo della trilogia verrà sconfitto dalle forze del Bene. O almeno, così si credeva, perché io, che vivo in Ciociaria, credo sia tornato, sotto le mentite spoglie di un pupo di circa quattro anni di età, tarchiatello, biondo e con gli occhi azzurri. L'icona del puttino per eccellenza, si è rivelato una peste antropomorfa, che dopo aver fatto scoppiare tutti i palloncini che avevo faticosamente gonfiato con una stinfia pompetta che ha logorato i miei bicipiti ormai atrofizzati dall'età; dopo aver fatto piangere buona parte dei bambini presenti; dopo aver scassato le gonadi agli adulti sotto gli occhi indifferenti dei genitori e falsamente preoccupati dei nonni; dopo aver rovesciato un bicchiere di coca cola che IO ho dovuto asciugare mentre lui fingeva (giuro, fingeva, l'ho visto sghignazzare sotto i baffi, mentre la mamma, o la zia gli diceva "niente di grave, non preoccuparti") di piangere; ha deciso che il suo passatempo preferito sarebbe stato quello di giocare con i vassoi pieni di cibo sperando che io non lo vedessi. Prima si è messo a pasticciare con il prosciutto crudo e io l'ho gentilmente redarguito. Poi l'ho beccato che si tuffava tra le crocchette e io l'ho amabilmente ripreso. Poi si è fatto tanare mentre mordeva un pasticcino e poi lo rimetteva al suo posto. Mi sono angelicamente avvicinata a lui e gli ho detto di non farmi arrabbiare. Il suo gentile papino, che fino a quel momento se ne era strafregato di tutte le mosse del pargolo, si è subitaneamente avvicinato per rincuorarlo e difenderlo dalla strega cattiva. Anche il preoccupato genitore si è però accorto che il piccolo diavolo fingeva di essere contrito e dispiaciuto quando ha ricominciato a fare i capricci frignando che voleva quello che aveva preso la nonna e rifiutandolo subito dopo; al punto che lo stesso papà, alla fine, ha concluso con un lapidario "tu la sai lunga e non la racconti". Dopodiché ha voltato le spalle ed è tornato a cazzeggiare con i suoi amici, ristrafregandosene del figlio. Il quale senza colpo ferire, si è riavvicinato al buffet, ha agguantato una mezza dozzina di frittelle e le ha portate in giro per la sala. Poi, quando ha visto che lo stavo puntando di nuovo, le ha rimesse a posto, cercando di nascondere tra le altre quella che aveva addentato. Al che mi sono girate definitivamente e ho chiosato "Ma fa un po' come te pare, tanto sta robba ve la dovete mangiare voi!" E me ne sono strafregata anche io. 10月16日 CARLO PARLANTI, presunto colpevole!Questo post è stato creato per attirare e focalizzare l'attenzione dell'opinione pubblica e delle istituzioni sulla vicenda di CARLO PARLANTI, 42enne fisico e programmatore informatico arrestato ed in seguito processato negli Usa per un crimine che non ha mai commesso. Carlo è ammalato di Epatite C contratta in carcere, di piorrea, sciatalgia ed asma. Per l'epatite Carlo non viene curato. Se al più presto non si interverrà e l'epatite non verrà curata, Carlo potrebbe trovarsi presto in pericolo di vita. In questi ultimi giorni le condizioni sono ulteriormente peggiorate tanto e pertanto Carlo è attualmente ricoverato presso l'ospedale di Mercy di Backersfield con una diagnosi alquanto inquietante. Pioritaria diventa pertanto l'esigenza di RIPORTARE CARLO IN ITALIA affinchè possa venire curato nel migliore dei modi e perchè ciò avvenga occorre UN'AZIONE DI SENSIBILIZZAZIONE. Lo ripetiamo: Carlo è in carcere negli Stati Uniti per un crimine che non ha mai commesso, nel silenzio delle istituzioni italiane che fino ad ora non hanno accolto nessuno dei precedenti appelli. Non lasciamo che un cittadino italiano continui a soffrire nell'indifferenza generale. Aiutiamolo a lasciare la sua ingiusta detenzione ed a far sì che possa ricevere le cure necessarie alla sua sopravvivenza. Firma la petizione internazionale all'indirizzo: http://www.petitiononline.com/parlanti/petition-sign.html? Prove dell'innocenza di Carlo, le carte processuali, ed i modi per aiutare Carlo sono disponibili all'indirizzo www.carloparlanti.it. All'indirizzo katia@carloparlanti.it, è possibile contattare la Sig.ra Katia Anedda, sempre in prima linea per dimostrare l'innocenza del suo compagno ed impegnata da tre anni in una battaglia estenuante per far si che Carlo possa tornare a casa. Qui di seguito anche alcuni indirizzi ai quali, chiunque di voi, può scrivere per chiedere più attenzione su questo caso: AIUTA CARLO a riabbracciare i suoi Cari, DIFFONDI LA SUA STORIA! 10月14日 Meme-ntoCon mia grande sorpresa Chit inaugura e propone un meme che vo' di seguito a raccogliere, perché a un meme non si resiste, soprattutto se è del Chit: Cinque cose che ho visto/vissuto e non avrei mai pensato accadessero:
A-ehm...le cose dovevano essere cinque, lo so. Infatti sono cinque. L'ultima è un momentaneo sconfinamento della tetra realtà nella terra del roseo impossibile. Chi vuol farlo, si accomodi! 10月11日 StupidfulImmaginate una scena: un uomo e una donna si abbracciano appassionatamente, si baciano con ardore. Lei è abbandonata languidamente contro di lui, emette lievi sospiri simili a singhiozzi; lui la stringe tra le sue possenti braccia e grugnisce sbuffando come un toro in calore. Sono evidentemente sul confine del non ritorno. Ad un tratto lei appoggia le mani sulle spalle di lui, sposta la testa indietro con un movimento brusco, si allontana di una ventina di centimetri. Lui la guarda perplesso, quasi spaventato, sulla sua fronte si accende, come un neon, un pensiero che tutti noi che assistiamo alla scena stiamo formulando "No! Non me la dà più!". Lei lo fissa per almeno cinque interminabili secondi e poi sussurra "Ti prego, fai l'amore con me!". "TI PREGO"?!? "FAI L'AMORE"!?!?!? "CON ME"!?!?!?!. Ma perché, prima, lui che stava per fare? Il nuovo impianto elettrico alla sua casa? Un uovo al tegamino? Una doppia piroetta con spaccata finale alla Rudolph Nurejev? Quella che ho descritto è una scena di Beautiful (perdonami, Fulvia!), protagonista l'immarcescibile Taylor, che dopo aver psicoanalizzato l'ex marito della futura moglie del suo ex marito, ha deciso che è meglio averlo nel letto che sul lettino. Ma è solo un esempio, ennesimo, della splendida abilità degli sceneggiatori americani. Simili situazioni nelle soap, nei telefilm, nei film, si propongono in continuazione. E poi magari uno ci crede veramente, che succede così... E invece no! perché se una donna (nel caso improbabile in cui trovi il coraggio di farlo) chiede ad un uomo di far l'amore con lei, è proprio quando lui non se la fila di striscio, o appare parecchio indeciso, se non addirittura schifato; e ci sono rischi elevatissimi che la tipa si prenda un bel "NO" dritto sul muso (ed ecco perché succede raramente che una donna trovi il suddetto coraggio). Se un lui vuole fare l'amore con una lei non recalcitrante, non sta certo ad aspettare che lei glielo chieda, che addirittura LO PREGHI di farlo: lo fa e basta. Cerco di immedesimarmi: io sto lì, con uno che mi piace e magari lo amo, che mi sta strappando l'ugola con la lingua, che rotea il bacino che manco Elvis the Pelvis...e fermo il tutto per chiedergli di non fermarsi? Ma quando mai?! Alzi la mano chi ha vissuto una simile esperienza. A me ricorda un po' una scenetta del trio Solenghi Marchesini Lopez: lei, che scimmiotta l'eroina di una telenovela brasiliana, ripete incessantemente a Solenghi che sta sorseggiando una bibita, interrompendolo: "Pedro, perché non bevi qualcosa! Non vuoi bere niente? Coraggio, bevi qualcosa, Pedro!". Solo che loro volevano far ridere. A Beautiful & C., fanno piangere. 10月10日 Bloggers for Burma. Uniti per la Birmania
Volentieri pubblico su richiesta di Daniele, organizzatore dell'iniziativa, questo post: Chi sono i Bloggers for Burma? Sono 16 bloggers che vogliono far sentire la loro voce a sostegno di chi lotta pacificamente per la libertà. O, forse, solo 16 pazzi utopici che credono ancora che i diritti umani e la democrazia siano e debbano essere dei valori cardine del mondo di oggi e di quello di domani. Queste le nostre parole:
“I diritti umani, la libertà e la democrazia sono la linfa della società in cui noi viviamo. Diritti acquisiti e forse un po’ scontati per quelli nati, come me, dopo la nascita della Repubblica che ne hanno sentito il profumo nell’aria, per la prima volta, inspirata. I diritti umani, la libertà e la democrazia sono, invece, per molti popoli concetti astratti di cui è persino vietato parlare. Per il Popolo Birmano una ragione valida per farsi massacrare. Pacificamente, senza opporre resistenza. In tempi di fanatismi religiosi che costano vite innocenti e minacciano i fondamenti della società civile, i monaci buddisti si uniscono al loro Popolo per chiedere il rispetto della loro grandissima dignità di uomini, di cittadini. Non lasciamo che la loro giusta e onorevole protesta resti confinata in una piccola regione del mondo. I diritti umani, la libertà e la democrazia devono essere patrimonio di tutta l’umanità. E perciò in un abbraccio mondiale gridiamo: “Free Burma!” ArabaFenice ————————- “Non entro in argomentazioni socio-politiche essendoci sicuramente persone più competenti e preparate del sottoscritto a farlo. Preferisco soffermarmi su quelle che sono le sensazioni e analizzare l’incedere di questi accadimenti. Spero tanto di sbagliarmi ma le trovo molto simili a quelle già vissute per il Darfur. Un’ondata iniziale di sdegno, accompagnata da immagini crude (si pensi all’esecuzione di quel giornalista o ai monaci investiti dai camion militari senza troppi complimenti!), da notizie che facevano crescere sempre di più l’angoscia, da una preoccupazione sempre crescente per quelle popolazioni. All’inizio aperture di Tg, radio, prime pagine dei quotidiani ed oggi invece? … Oggi niente di più di qualche trafiletto “riempitivo” nell’home page di qualche sito e nulla più. Al radiogiornale delle 8.30 neanche menzione. Aldilà di tutte le parole e le elucubrazioni che si possono fare relativamente alla vicenda, la mia preoccupazione è che però stavolta non ci si dimentichi di loro perchè quando si comincia a dimenticare chi soffre si diventa complici dei loro aguzzini!” Chit. ———————— “Quando la mattina, aprendo gli occhi, sancisco la nascita di un nuovo giorno, ringrazio chi di dovere per questo dono. Quando, attraverso i giorni che si susseguono, sono artefice della mia vita e del mio destino, ringrazio i miei Avi. Li ringrazio per il dono che mi hanno fatto. Li ringrazio per la libertà di cui oggi godo. Ogni giorno che passa, ogni istante che vivo, mi rendo conto della fortuna che ho. Sono un uomo libero. Non per tutti è così. Il popolo della Birmania, guidato dai monaci buddisti, lotta per la libertà. E’ una lotta fatta attraverso la parola, attraverso la pace. Parole di libertà e di pace che si scontrano contro armi e intolleranza. Diamo un’eco a quelle parole. Non lasciamoli soli. Insieme si può. Libero uomo in libero Stato”. Davideelle ——————– “Finchè ci saranno uomini di guerra pronti a colpire, soffocare, uccidere ed imprigionare uomini di pace, noi ci saremo ad additarli, a condannarli, a non dimenticare.
Contro tutti i regimi di ogni colore urliamo l’urgenza di vedere la Birmania libera.
Finazio. ——————— “Una comunità internazionale “distratta” in tutti questi anni ha ampiamente ignorato la Birmania e quello che vi succedeva.
In pochi hanno però ignorato le possibilità economiche che offre questo paese. Non è un mistero che, a dispetto delle condanne ufficiali, fra i maggiori investitori in Birmania ci siano Francia, USA e Gran Bretagna. Compiamo tutti un gesto concreto per aiutare il popolo birmano. Chiediamo con forza che l’Unione Europea applichi sanzioni economiche severe; nel frattempo ognuno faccia un piccolo significativo gesto boicottando le multinazionali che sfruttano le risorse energetiche del paese”. Franca. ———————- “Abbiamo imparato qualcosa da Piazza Tien an men? I monaci birmani, oggi, da soli non possono farcela. Siamo noi, quelli che non verranno incarcerati o torturati se protestiamo, che dobbiamo aiutarli a liberarsi della dittatura che soffoca il loro desiderio di libertà. Restiamo uniti per la Birmania e non dimentichiamola”. Luca. ————————— “I Paesi Democratici di tutto il mondo non possono tacere sulle nefande azioni repressive dell’attuale governo birmano. Ci vogliono azioni concrete a sostegno della popolazione oppressa. La diplomazia da sola non basta a salvaguardare il rispetto dei diritti umani, tanto più in questo caso dove le relazioni di opportunità tra governi sembrano prevalere sulla salvaguardia dei diritti umani fondamentali”. Mariad.
—————————- “Quello che accade in Myanmar, ma noi preferiamo parlare di ex-Birmania, è la palese dimostrazione che la libertà di parola e di manifestazione del proprio pensiero, come è nel diritto di ogni essere umano, è continuamente minata e minacciata da chi usa e abusa del suo potere. Il nostro contributo vuole essere perciò una sorta di marcia che simbolicamente avviene di pari passo assieme a quella degli straordinari monaci birmani e dei tanti cittadini che con ammirevole forza e determinazione hanno deciso di non arrendersi e sono scesi pacificamente in piazza per opporsi alla dittatura e affermare con coraggio i valori della democrazia e della libertà. Un sacrificio per un grande e nobile ideale che sta avendo però degli orribili risvolti di dura e inaudita repressione e violenza che stanno superando il varco dei crimini contro l’umanità. Noi scegliamo di dare voce al loro urlo soffocato da meschini e sanguinari criminali. Noi siamo con loro. Il nostro è perciò un grido che vuole e deve andare al di là di qualunque interesse economico, oltre qualunque pregiudizio culturale e politico. Aiutaci anche tu. Diamo voce al gesto dei monaci birmani…alla loro libertà. Alla pace”. Mimmo. ———————————— “Marciando in silenzio abbiamo fatto sentire la nostra voce Ora tocca agli altri gridare” Osteria dei Satiri
————————————– “La Libertà e la Democrazia sono dei valori assoluti, nessun fucile o manganello potranno mai soffocarli. Aldo Moro diceva ai suoi sequestratori: -”se mi ucciderete farete di me un Martire della Democrazia”. La Storia diede ragione a Moro, il suo sacrificio divenne un martirio in nome della Libertà e divenne la Tomba Politica del Terrorismo Brigatista!!! Il popolo birmano grazie ai suoi martiri vincerà la tirannia militare, il sacrificio dei monaci e del popolo è stato un esempio mondiale e ha acquisito una Forza Politica molto importante per la democrazia e la libertà della Birmania”. Polis.
———————————– “Quando un Paese non è una grande potenza, non ha una forza economica sufficiente, viene da una storia di occupazione e sfruttamento coloniale, chi lo può difendere dagli appetiti degli Stati “avanzati” o emergenti? Quando un popolo non ha mai conosciuto la democrazia, o ha visto soffocare la sua breve stagione di democrazia perchè il leader che si era scelto non era quello gradito a chi decide le sorti del mondo, chi lo può aiutare? Quando qualcuno di quel popolo e di quel Paese riesce a trovare la forza ed il coraggio di esporre la propria vita al rischio di vedersela strappare, pur di risvegliare le coscienze e di interrompere una tirannia ultradecennale, sopportata e supportata da interessi economici esterni, chi può fargli sentire che non è solo? Per noi che la democrazia la conosciamo e la viviamo, è un dovere morale non tacere su ciò che succede in Birmania, come in Darfur. Per uno Stato come l’Italia e per un’entità come l’Unione Europea dovrebbe essere un dovere premere in ogni modo per porre fine alla dittatura, anche con misure plateali. Io vorrei che l’Italia desse un segnale fortissimo a chi sta lottando per liberarsi, boicottando le Olimpiadi di Pechino”. Raser —————————– “Non riesco a trattenere le lacrime, le parole non escono, vorrei aggiungere solo una citazione che mi accompagna da sempre e che ho scolpito nel cuore; mi ha sempre guidata, come un maestro: Libertà vo cercando, ch’è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta. Dante Alighieri Cercando in rete mi rendo conto che non abita solo il mio cuore http://www.flickr.com/photos/barbarageraci/1442930561/ Remyna in preghiera”. Remyna ———————————- “Da bambino mi piaceva ambientare le mie fantasie di principesse e castelli suntuosi, elefanti giganti e monaci che lottano contro le tigri, in Birmania. Non sapevo esattamente dove fosse collocato geograficamente quel paese e questo toglieva ogni limite alla mia fantasia. Ora sono diventato grande, ho imparato esattamente dove si trova la Birmania. Tra confini delineati con il sangue e la violenza. Sogno che i bambini, nati sotto la dittatura militare, il prima possibile tornino, a loro volta, a fare sogni di luoghi incantati, sotto un cielo di riacquisita libertà”. Richard Gekko
————————————– Non si muore soltanto quando si cessa di vivere, ma anche quando il terrore invade l’esistenza quotidiana, e la possibilità d’esprimere liberamente le proprie opinioni viene brutalmente stroncata. Nessuno ha il diritto d’uccidere la libertà altrui. Romina ————————————– E’ impensabile che nel III millennio ci siano ancora posti dove vengono calpestati i diritti umani e dove non c’è libertà, ma purtroppo è così. Quello che stà succedendo nell’ex Birmania lo dimostra. L’esempio dei monaci è da seguire: la democrazia esce dai monasteri che sono da sempre espressione di moralità, tradizione, cultura. Spero che il popolo birmano riesca nel suo intento di liberarsi dal regime in modo non-violento con l’ausilio della sola forza di risorse apparentemente intangibili come moralità, cultura, conoscenza, informazione libera, ma che però sono i veri pilastri di un sistema democratico. I monaci, con la loro protesta pacifica, sono convinti che la democrazia potrà essere ristabilita senza lotte violente o spargimento di sangue. Auspico che abbiano ragione e che si possa concludere tutto nel migliore dei modi pacificamente. Per far questo occorre far sì che non si distolga l’attenzione da ciò che accade da quelle parti e fare pressioni affinché la Comunità internazionale non si dimentichi di loro; a telecamere spente si possono compiere crimini orribili. Non smettiamo di parlare del Burma, della sua storia e di quello che sta accadendo. Noi, insieme ai blogger di tutto il Mondo possiamo davvero rappresentare un grande aiuto per il popolo birmano. FREE BURMA!!!
Salpetti.
—————————————– Never Alone Aria acre pungente odora di zolfo puzza di stantio. Cenere avvolge I cieli morenti di Rangoon Vuoto, Deserto, Nulla Assoluto, Riempiono con suono assordante luoghi un tempo vivi Allietati dal silenzio E da raggi di sole arancione in preghiera. Ed ecco un altro Tibet Un altro Cile Un’altra Cambogia Un altro Darfur Un altro Nazismo. Ecco altro odio. E questo mio tenue respiro Per non lasciarvi soli MAI! Daniele Verzetti, Rockpoeta. Per avere altre notizie sull'iniziativa e sui partecipanti, andate qui. E se volete, fatelo anche voi. 10月8日 LollazioniUn tranquillo lunedì pomeriggio di esaurimento: mentre sono al PC cercando di scrivere un post, Lorenzo detto Lollo, il mio angelico bambino, è seduto al tavolo e si prepara a fare i compiti. Sento un rumore sinistro, a metà tra una frenata e la vibrazione di un cellulare. Mi volto: il figlio di Diabolik sta facendo strusciare il suo braccio sulla superficie lucida del tavolo provocando un rumoroso attrito. Intanto parla, senza sosta, pure quando non ha niente da dire. Delle due l'una: o ama il suono della propria voce, o vuole definitivamente uccidermi. Eppure da piccolo non parlava. E' nato con un mese di anticipo, ma per il resto ha tardato su tutto. Ha messo i primi denti (otto, tutti insieme) a sedici mesi, e anziché iniziare, come di norma, con un incisivo inferiore, ha iniziato con un premolare superiore. Ha camminato a diciotto mesi. Ha parlato a due anni e mezzo. E da allora non è più stato zitto. Ma il suo record lo ha battuto con la masticazione: fino a cinque anni e mezzo si è rifiutato di masticare, ed è andato avanti con brodo vegetale, verdure passate e omogeneizzati. E badate bene: OMOGENEIZZATI, non carne frullata, perché aveva quel ruvidume che a lui proprio non andava giù, in tutti i sensi. Uno stillicidio di pazienza e di soldi (per la cronaca, ora mi sta dicendo che oggi fa il riassunto di tecnologia e un po' di quello di storia, ma solo un po', perché se no si stanca troppo). Tornando al cibo, lui è sempre stato, diciamo...disinteressato. Io lo ingozzavo come un tacchino nel timore che mi morisse di inedia (mamme, non fatelo! nessun bambino con cibo a disposizione morirà mai di fame!), ma non c'era verso, tutto quello che per lui era troppo, lo restituiva intatto al mondo dei viventi. Come ho accennato, ha parlato tardi, ma qualche parolina la diceva fin da piccolino. A differenza degli altri pargoli che "lallavano" e cominciavano a sillabare "mam-ma, pa-pà, pap-pa", mio figlio "lollava" e le sue parole erano tutte relative al cibo e ai suoi effetti collaterali. Premetto che dopo due cucchiaiate di quell'immondo pappone che si ostinava a preferire a pastasciutta e pane, si ingolfava talmente da aver bisogno di pause-ruttini prolungate, che spesso terminavano con abbondanti... esternazioni semiliquide di cui non vi racconto i dettagli e da cui si riprendeva con refrigeranti sorsate di acqua. Per questo le sue prime parole furono "paisa...ingoffato!" ("voglio fare una pausa, mi sono ingolfato"); "uopeto" ("mi viene da vomitare"), "appasete" ("ho sete e voglio l'acqua"). Il tutto con grande divertimento dei miei amici e grande disperazione mia e di suo padre. Ora invece è diventato un creativo del linguaggio: ieri, mentre cercavo di zittirlo mentre vedevo uno sceneggiato, al mio imperativo "Taci! Questo è un momento topico!" lui ha ribattuto "E il momento gattico quando arriva?" 10月4日 Le avventure della piccola Alianorah. Seconda puntata.Come vi ho già detto nella prima puntata, forse per compensare la mia infanzia fondamentalmente tranquilla e un po' solitaria e noiosa, da piccola avevo un forte senso del dramma e dell'avventura. Sempre nel periodo in cui finsi di avvelenarmi con del profumo per emulare Madame Bovary e facendo rivoltare nella tomba Gustave Flaubert, decisi di immedesimarmi nel ruolo di una vittima di un rapimento. Portai un nastro a mia madre e le chiesi di legarmi le mani dietro la schiena. Lei, me ne stupisco ancora adesso, lo fece senza battere ciglio: aveva già capito di avere una figlia un po' tocca oppure, distratta da più seri problemi, non si chiese il perché e il percome di questa strana richiesta. Del resto, cosa mai poteva esserci di pericoloso? Niente di pericoloso, in effetti, ma io riuscii lo stesso a cacciarmi in una situazione imbarazzante. Impersonando una fanciulla rapita, andai nella mia cameretta, accostai la porta per meglio creare l'ambiente della prigionia e poi, in un lampo di genialità, la chiusi con una spallata. Solo che io a dieci anni ero alta come i puffi di Cristina D'Avena, due mele o poco più (ora sono tre mele o poco meno) e, chiusa la porta, con le mani legate dietro la schiena, non arrivavo più alla maniglia in nessun modo. Provai ad aprirla saltando, con il naso, con il mento, con la spalla. Non c'era nulla da fare, quella maniglia era inarrivabile. Tentai allora di trascinare la sedia fino alla porta, ma non riuscii a trovare la posizione adeguata per salirvi sopra e afferrare la malefica maniglia. Volli portare la sedia sotto la finestra, salirci sopra e scavalcare il davanzale (abito a pianterreno): ma quel metro e mezzo di salto mi sembrò profondo quanto il Gran Canyon e poiché non avevo visto "Thelma e Louise" non potei essere tentata dall'imitarle. Ricordando poi i trucchi usati da Diabolik ed Eva Kant in situazioni simili, mi distesi a terra, cercando di passare le braccia sotto il sedere e portare le mani avanti, ma mi intorcinai tutta, rischiai crampi a spalle e cosce e alla fine, sull'orlo del pianto, dovetti desistere. Mi arresi, dopo aver tentato il tentabile: mi avvicinai alla porta e urlai con una nota isterica nella voce "MAMMAAAAAAA!". Dopo due minuti la porta si aprì e con tutta la dignità possibile porsi a mia madre i polsi e feci sciogliere il nodo. Non ebbi mai il coraggio di chiederle cosa pensò di me in quel momento... |
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